lunedì 24 gennaio 2011

Il 51esimo Stato

La questione è capire quali “ambizioni” debba avere il nostro Paese.

Valutare le opportunità è un dovere, ma non in funzione di un mero calcolo di conto economico-politico legato al momento contingente.


San Marino 24 gennaio 2011/1710 d.F.R.


Il 27 marzo si andrà a votare per il referendum ove si chiederà ai sammarinesi di esprimersi contro od a favore dell’adesione di San Marino all’Unione Europea.

Ben venga l’utilizzo della principale forma di democrazia diretta, rara occasione per la cittadinanza di esprimersi su specifiche scelte, senza la mediazione della politica.

Promosso di fatto dall’opposizione unitamente alle organizzazioni sindacali, per il momento è un tema che non prende particolarmente l’opinione pubblica.

Sarà questo un referendum particolare, che assumerà connotazioni e significati sempre più pregnanti man mano che si avvicinerà la data del voto.

L’illusione che l’adesione all’Unione Europea ci permetta di eludere o superare i difficili rapporti con l’Italia, non tiene conto del fatto che l’Unione Europea non ha ancora adottato una politica precisa verso i piccoli stati e che l’Italia ci ha fatto sempre da garante nei confronti della stessa.

Inoltre l’adesione avrebbe comunque connotati irreversibili.

La campagna che ha accompagnato il quesito referendario è stato condito anche di aspetti di opportunità economica.

Giustamente, così come siamo un’enclave dell’Italia, lo siamo anche dell’Europa, e quindi, non possiamo prescindere dal fatto che dobbiamo per necessità avere rapporti e relazioni privilegiate anche con l’Europa.

Ma non per questo abbiamo aderito al processo di unificazione dell’Italia che celebra quest’anno i 150 anni della sua unità.

Siamo già in balia delle pastoie burocratiche interne, di quelle italiane e degli organismi internazionali, che sarebbe per noi difficoltoso farci carico completamente anche di quelle europee meglio note come “direttive” alle quali ci dovremo uniformare.

A volte è meglio rinunciare a qualche cosa pur di conservare la propria libertà, in materia economica, sociale e politica.

La questione è capire quali “ambizioni” debba avere il nostro Paese.

Valutare le opportunità è un dovere, ma non in funzione di un mero calcolo di conto economico-politico legato al momento contingente.

Se così fosse allora valutiamo tutte le opportunità, compresa quella di diventare il cinquantunesimo stato degli Stati Uniti d’America.

Cedere sulla sovranità nei confronti dell’Unione Europea, anche se non completamente, porterebbe almeno il vantaggio che, di fronte a scelte anche impopolari imposte dall’esterno, non sarebbe colpa dei nostri politici che si ritroverebbero così in parte deresponsabilizzati.


Alberto Rino Chezzi


www.smdazibao.blogspot.com


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1 commento:

  1. 51mo Stato.
    Forse potrebbere essere la soluzione come pure un accordo con l'amica Cina, visti i nuovi rapporti trentennali stabiliti con gli USA.
    L'Unione Eropea con tutte le sue direttive penso non sia certamente l'ideale e poi favorirebbe ancora quella classe politica che non merita più la considerazione e la stima degli elettori.
    Mi auguro che i Sammarinesi votino contro pur mantenendo i rappoti economici e finanziari con i Paesi Europei che ne fanno parte.
    Avete ipotizzato la "guerra politica" che faranno per garantisi qualche poltrona a Bruxelles?
    Sicuramente per i POLITICI questa è la cosa più importante, quello che succederà o i problemi che ne potrebbero derivare e penalizzare ulteriormente i cittadini sono qualcosa che riguarda il "dopo" e su cui non è proprio il caso di parlare!
    Una poltrona è una poltrona, vale più di qualsiasi rapporto!
    Almeno per una volta contrastiamo quello che loro danno già per scontato e fatto!

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