domenica 12 giugno 2011

Si, noi possiamo cambiare

Quello che serve in questo momento non è la prudenza o la ricerca del consenso ma un grande coraggio.








San Marino 13 giugno 2011/1710 d.F.R.


Due anni e mezzo terribili, gli ultimi, che San Marino ha attraversato nella sua millenaria storia.
Anni questi, segnati da un notevole ridimensionamento del nostro sistema, imposto da forze esterne alla nostra realtà.
Sono state intaccate e stravolte tutte le certezze del Paese con conseguenze importanti per i capisaldi del sistema.
Molte conquiste sociali sono oggi messe a serio repentaglio.
Il sistema economico è a dir poco asfittico.
Nessuno è disposto a far sacrifici o passi indietro.
L’altra metà del Paese, il pubblico impiego, sembra vivere in un altro mondo, quello dei diritti acquisiti ed intoccabili.
Corriamo il rischio di chiuderci a riccio all’interno di una realtà che in definitiva non ha risorse economiche, finanziarie, umane e territoriali.
L’unica che dovremmo avere e che perlomeno hanno sempre avuto i nostri avi è il buon senso.
Il sistema ha comunque fatto notevoli passi in avanti dando risposte e introducendo normative che gli organismi internazionali hanno riconosciuto come risposte serie ai cambiamenti richiesti.
Il cammino intrapreso è però particolarmente duro e per far continuare a percorrerlo c’è la necessità di stare uniti.
Siamo noi ora che dobbiamo cambiare internamente, nelle coscienze, negli obiettivi, rimodellando il sistema che è poi la nostra casa.
Rimodellarlo e non riposizionarlo, il che non è esattamente la stessa cosa.
La grande scommessa che il Paese deve oggi affrontare è un cambiamento radicale al proprio interno, nel sistema economico e finanziario, ma anche nelle coscienze, nel rapporto tra politica e società civile.
Dopo il “ventennio”, periodo questo dove chi ha governato ha curato più gli interessi di parte e non ha ascoltato nessuno, tantomeno le istanze provenienti dal “basso” è ora vitale cambiare.
Ascoltare il “basso” ma senza ricercare il consenso politico a tutti i costi.
Le così dette riforme della pubblica amministrazione, fiscale e previdenziale sono un riposizionamento e non un rimodellamento.
Lo stesso vale per il sistema bancario e finanziario che se vuole internazionalizzarsi non può chiudersi in se stesso riducendosi a due o tre istituti bancari, senza invece aprirsi agli operatori esteri che volessero investire nel nostro sistema.
Aprirsi a operatori di livello e con know how e non a banche che a malapena hanno le dimensioni delle nostre piccole, quelle che vorremmo fossero “cannibalizzate”.
Quello che serve in questo momento non è la prudenza o la ricerca del consenso ma un grande coraggio.
Il coraggio del cambiamento.
P.S. Grande coraggio anche nello scegliere di limitare temporalmente il “Consilierato” e gli incarichi pubblici per una nuova etica della politica.

Alberto Rino Chezzi

www.smdazibao.blogspo.com

Nel riquadro: “PSYCHOLOGIST” – 1999 – Ciaccaezetazetai – olio su tela – cm 100 x 150 – courtesy of Ec Foundation

1 commento:

  1. Lunedì 13 giugno 2011.

    La frase che mi ha maggiormante colpito nella lettura del tuo articolo settimanale è la seguente: " ascoltare il "basso" ma senza ricercare il consenso politico a tutti costi ".
    FINALMENTE!
    I Politici ( politicanti ) come i Sindacati e tutte le pseudo Organizzazioni che vivono in modo "parassitario" sono da emarginare se non escludere: come già avevo detto è più che sufficiente un SOLO esponente per ogni corrente ( e sono - nel loro ininsieme - già molti da mantenere ! ).
    In quanto al buon senso dovremmo veramente ripensare o ricordare i proverbi dei nostri avi ( la cultura contadina ) che sono tornati di grande attualità.
    Il cammino del " RIMODELLAMENTO " come hai ben definito, sarà lungo, faticoso e richiederà coraggio, solidarietà unione di forze e intenti: tutti imsime " senza discriminazioni".
    La Storia in questo è maestra!

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