Visualizzazione post con etichetta PA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta PA. Mostra tutti i post

lunedì 24 settembre 2012

Anime perse


Questa settimana lascerà il segno nella nostra Repubblica.
Come se avessimo perso la nostra anima, con la politica che ancora opera con meccanismi e modi appartenenti al passato.
Che tutti a parole sperano non torni più.

San Marino 24 settembre 2012/1712 d.F.R.

La settimana appena trascorsa è stata molto pesante.
Non solo dal punto di vista politico ma anche da quello civile e della coscienza collettiva.
La relazione della Commissione Antimafia è stata un momento di presa di coscienza da parte del Paese di come ci siamo allontanati dai valori fondamentali che legano gli appartenenti a una comunità piccola come la nostra.
La gravità dei rapporti emersi tra politica e camorra, sui quali dovrà sicuramente far luce la magistratura, ha quasi “normalizzato” e quindi posto in secondo piano tutti gli altri fatti emersi, come se quanto accaduto fosse un normale operare.
Come se fosse normale corrompere con denaro pubblici dipendenti, comprare voti a fini elettorali oppure operare in pieno conflitto d’interessi.
Fortune economiche realizzate in pochissimo tempo, non giustificabili neppure da consulenze milionarie.
Intreccio tra politica e affari a dir poco micidiale.
L’interesse personale che prevarica il bene comune.
Anche se a onor del vero sono situazioni conosciute o “intuite” da noi tutti o comunque dai più.
Con un distinguo di posizioni come sempre.
Vi è chi era coinvolto perché cooptato.
Vi era chi pur sapendo non ha voluto o non ha avuto la forza e il coraggio di esporsi e ha preferito continuare a coltivare il proprio orticello.
Vi era infine chi pur sapendo e contrastando tali fenomeni poteva fare di più.
Non esistono medaglie e meriti in questa situazione.
E’ vero che la politica ne esce malissimo, perdendo così quel poco di affidabilità che le era rimasta.
E’ indubbio che dovrà essere fatta la massima chiarezza sui fatti e soprattutto sui meccanismi.
Questa settimana lascerà il segno nella nostra Repubblica.
Come se avessimo perso la nostra anima, con la politica che ancora opera con meccanismi e modi appartenenti al passato.
Che tutti a parole sperano non torni più.
Sarà difficile recuperarla questa situazione, recuperare i valori che sono sempre stati alla base di questo piccolo stato, quali la libertà, la solidarietà e l’uguaglianza.
Un Paese oramai dotato di solide caste, da quella politica e quella imprenditoriale, a quella finanziaria e bancaria, quella sindacale a quella del pubblico impiego.
Tanti orti tutti ben recintati e ben curati.
Un Paese il nostro che ha urgente necessità di recuperare immagine e credibilità sia al proprio interno che verso l’esterno.
Un Paese che se ritroverà un’unità d’intenti e promuoverà il rinnovamento come fattore di sviluppo, potrà rimettersi in cammino.

Alberto Rino Chezzi



Nel riquadro: “COME SOTTO COSI’ SOPRA” – 2004 – Ciaccaezetazetai – olio su tela e denim – cm 100 x 100 – courtesy of Ec Foundation

lunedì 23 luglio 2012

Settimana non facile


La questione morale, che monta in maniera progressiva grazie alle denunce del movimento Per San Marino, andrà a incedere profondamente sugli equilibri politici interni e su talune figure politiche che non riescono a dimostrare la correttezza del loro operato.

San Marino,  16 luglio 2012/1711 d.F.R.

Settimana non facile dal punto di vista politico questa appena iniziata.
Il Consiglio Grande e Generale dovrà affrontare due spinose questioni.
La riforma tributaria e la questione morale che come la marea, sta piano piano investendo i principali punti di riferimento della politica nostrana non solo di ieri ma anche di oggi.
La riforma tributaria è in realtà una rivisitazione della precedente normativa fiscale, contenenti misure integrative a protezione delle famiglie, all’allargamento della base imponibile, al riequilibrio dell’imposizione rispetto alle diverse categorie di lavoratori – frontalieri compresi -, alla definizione di misure atte a sostenere gli investimenti nelle imprese e a incrementare il lavoro e infine all’individuazione di strumenti più pregnanti per reprimere eventuali forme di elusione ed evasione in ambito fiscale.
Riforma che, commissionataci dal Fondo Monetario Internazionale, ha fin da subito trovato una forte opposizione da parte delle organizzazioni sindacali facenti capo alla CSU.
Organizzazioni Sindacali queste che, evidentemente in forte carenza di consenso interno, hanno intrapreso la via dello scontro sociale “forzoso” con un approccio prettamente demagogico e antidemocratico, solo per giustificare una presenza che sta diventando sempre di più anacronistica e fuori luogo.
Ha dell’incredibile come, in un momento così delicato per il Paese ove serve da parte di tutti una forte assunzione di responsabilità, unitamente ad una politica latitante, vi sia anche un’importante parte del mondo sindacale che impone a un governo oramai evidentemente a fine corsa, un accordo capestro. Accordo che umilia il Consiglio Grande e Generale e prevede l’attuazione di provvedimenti che vanno non favore dei rappresentati delle stesse organizzazioni sindacali ma esclusivamente contro i piccoli imprenditori e i lavoratori autonomi, quindi contro una categoria economica neppure rappresentata da chi ha sottoscritto gli accordi.
Senza entrare nel merito di quanto contenuto nell’accordo, all’interno dello stesso si prevede l’emissione di ben cinque decreti delegati che andranno a modificare e integrare una legge che ancora deve essere approvata dal Consiglio Grande e Generale.
Come se la prerogativa di legiferare fosse della CSU e i propri organi direttivi fossero Consiglieri di maggioranza.
L’accordo deve poi essere obbligatoriamente approvato, sotto forma di ordine del giorno dal Consiglio Grande e Generale prima dell’approvazione della Riforma Tributaria.
Per l’emanazione di tali decreti è poi prevista una tempista molto breve se non addirittura immediata.
Una vera aberrazione dal punto di vista anche costituzionale con grandi dubbi sulla legittimità di questi provvedimenti.
Quando poi i rappresentanti delle categorie colpite da questo iniquo e aberrante accordo, provano a levare un minimo segno di protesta, si vanno immediatamente a conteggiare e reguardire dal votare contro tale ordine del giorno i Consiglieri che nella vita privata, esercitano attività d’impresa o quella della libera professione.
Il problema vero è quello non tanto di difendere una o l’altra categoria, le imposte le dobbiamo pagare tutti in maniera eguale e in ragione della propria capacità contributiva, ma evitare quello che è, di fatto, un “golpe” ove il Consiglio Grande e Generale non è più il nostro “Principe e Sovrano”.
Questo pasticciaccio è stato reso possibile da una classe politica sempre più debole e senza una vera idea del futuro prossimo del Paese.
La questione morale, che monta in maniera progressiva grazie alle denunce del movimento Per San Marino, andrà a incedere profondamente sugli equilibri politici interni e su talune figure politiche che non riescono a dimostrare la correttezza del loro operato.
Troppi interessi personali mescolati a quelli istituzionali e politici.
Se né accorta Alleanza Popolare che teme le elezioni anticipate come l’affossamento definitivo della questione morale, tanto da chiedere ufficialmente che in caso di elezioni anticipate, la cosiddetta Commissione Consiliare “Antimafia” termini il proprio lavoro d’indagine.
I tempi per rimediare una situazione difficile non ci sono più.
Serve urgentemente un governo di unità nazionale che accompagni alle elezioni con pochi ma significativi provvedimenti condivisi per porre alcuni rimedi - soprattutto relativamente alle modalità “comportamentali” della vita politica di San Marino e della relativa classe dirigente - un Paese sempre più in difficoltà.
Settimana veramente difficile quella appena iniziata.

Alberto Rino Chezzi


Nel riquadro "BLU GINS" - 2001 - Ciaccaezetazetai - olio su denim - cm 100 X cm 100 - courtesy of EC Foundation

domenica 8 luglio 2012

Nessuna voce


L’unica alternativa possibile, come già proposto da qualche forza politica, vista la gravità del momento, è un governo di unità nazionale che definisca, in maniera condivisa, almeno le scelte di campo fondamentali per il futuro del Paese.



San Marino 9 luglio 2012/1711 d.F.R.

Ancora non si è levata nessuna voce dal mondo politico su quello che sarà il futuro del nostro Paese.
Solo dichiarazioni generiche, su un percorso peraltro già avviato e non per merito nostro, improntato alla trasparenza e legalità.
Nulla di più.
La preoccupazione principale dei partiti, non tutti a onore del vero, è unicamente quella delle alleanze possibili, in vista delle sempre più prossime elezioni politiche.
Quest’atteggiamento è evidente che produce forti fibrillazioni sugli attuali equilibri non solo di governo.
L’immobilismo è totale, così come la non condivisione nel Paese di quelle che sono o saranno le scelte importanti.
La santa alleanza appena definita tra Democrazia Cristiana e Democratici di Sinistra non sembra interessare più di tanto la cittadinanza e la società civile preoccupata più del proprio futuro che di accordi politici senza temi.
L’altra parte del Paese, soprattutto quella che soffre in silenzio, vorrebbe avere notizie su ben altro.
Sulle politiche per salvaguardare il lavoro e per supportare l’imprenditoria, soprattutto quella piccola.
Su che opportunità saremo in grado di dare ai giovani e ai meno giovani.
Se vi sono percorsi politici per attuare una democrazia economica che vada a ridurre le diseguaglianze economiche create negli ultimi trent’anni.
Se esiste un’idea per ridurre almeno gli sprechi nella Pubblica Amministrazione e percorsi per alleggerirla e renderla più efficiente nello stesso tempo senza fare la così detta macelleria sociale.
Se c’è l’intenzione di incrementare la partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica del Paese e si vi saranno strumenti per combattere la “mala gestio” di chi ci rappresenta.
Se saremo dentro o fuori dall’Europa.
Su che idea c’è sul futuro del nostro sistema bancario e finanziario e su Banca Centrale. Se emetteremo la nostra moneta.
Se l’Università e il parco tecnologico e scientifico saranno veramente le priorità.
Che tipo di sanità e previdenza saremo in grado di sviluppare e sostenere.
Se la giustizia e il tribunale sono adeguati alle mutate esigenze anche internazionali.
Se faremo il Casinò.
Se si farà il piccolo aeroporto a Torraccia e se questo avrà una dogana o meno.
Se la politica fiscale sarà fattore di sviluppo oppure solo mero strumento demagogico e punitivo per far pagare solo a “altri” un conto del quale nessuno vuole farsi carico. Se sono state intraprese tutte le iniziative per uscire dalla black list. Se si vuole l’introduzione dell’IVA o meno.
Sono temi questi ai quali non può essere data una risposta di parte. O perlomeno una risposta al cinquanta per cento. Devono necessariamente essere condivise da una maggioranza il più estesa possibile.
Purtroppo è assolutamente vero che si è inceppato il meccanismo elettorale, e chi governa, non è più sostenuto da chi legittimato alle ultime elezioni. Non si può tirare a campare fino al prossimo appuntamento elettorale così com’è stato fatto sino a oggi.
Meglio votare subito, coerentemente con il dettato elettorale.
L’unica alternativa possibile, come già proposto da qualche forza politica, vista la gravità del momento, è un governo di unità nazionale che definisca, in maniera condivisa, almeno le scelte di campo fondamentali per il futuro del Paese.
Solo successivamente i partiti potranno fare quello che ritengono più opportuno.

Alberto Rino Chezzi

   
Nel riquadro: “RI-NASCIMENTO” – 2010 – Ciaccaezetazetai – olio su denim – cm 100 x 150 – courtesy EC Foundation

lunedì 2 luglio 2012

La pura demagogia


Anche quest’atteggiamento testimonia che, invece di sedersi a un tavolo con le Associazioni  Imprenditoriali per trovare soluzioni condivise e obiettivi unitari per salvaguardare il lavoro prima di tutto e quel poco di economia sana rimasta, si preferiscono la divisione e lo scontro.

San Marino, 2 luglio 2012/1711 d.F.R.

Di demagogia se n’è fatta parecchia ultimamente, come non se n’era mai vista.
La più incredibile e pericolosa e quella delle Organizzazioni Sindacali facenti capo alla CSU.
Proporre la reintroduzione del meccanismo della scala mobile, causa il muro imposto dall’Associazione Nazionale dell’Industria Sammarinese, è già una chiara abdicazione delle proprie prerogative di contrattazione e la negazione all’individuazione di nuovi sentieri di relazioni industriali.
Soprattutto dopo aver firmato un rinnovo contrattuale nella Pubblica Amministrazione a costo zero.
Anche la scelta dell’attacco alla riforma tributaria, con il conseguente sciopero  generale e la rinnovata gogna per la categoria dei lavoratori autonomi e delle piccole e medie imprese, è un distillato di demagogia allo stato puro.
Si è persino scomodato in estate anche il povero babbo natale che si stava godendo il meritato riposo.
La ricerca dell’equità fiscale e la lotta all’evasione sono un falso problema. La verità e che abbiamo sempre pagato poco d’imposte.
Soprattutto i lavoratori dipendenti.  Introdurre meccanismi quali gli studi di settore o tassare per categorie di reddito le diverse tipologie di lavoro è la più grande discriminazione che si possa fare.
E per assurdo è proprio questo che va contro i principi di equità fiscale e non combatte certamente eventuali fenomeni di evasione fiscale.
Pur di mantenere inalterata l’elefantiaca macchina del pubblico impiego con tutti i suoi privilegi, prerogative e indennità, si preferisce deprimere se non sopprimere quelle poche mucche, rimaste a dare un po’ di latte al nostro sistema oramai divenuto asfittico.
Ma ecco che, come una magia, la politica rinnovatasi nella nuova santa alleanza tra Democrazia Cristiana e Democratici Sammarinesi, tratta immediatamente con la CSU per tarare la riforma tributaria sulle esigenze demagogiche delle Organizzazioni Sindacali.
Anche quest’atteggiamento testimonia che, invece di sedersi a un tavolo con le Associazioni  Imprenditoriali per trovare soluzioni condivise e obiettivi unitari per salvaguardare il lavoro prima di tutto e quel poco di economia sana rimasta, si preferiscono la divisione e lo scontro.
Peccato che la cittadinanza cominci a ragionare con la propria testa. La nostra comunità inizia ad avere una forte consapevolezza sulla necessità che la politica torni a fare la politica, che chi governa governi veramente senza dover mediare su tutto, che le organizzazioni sindacali tornino a difendere il lavoro e i lavoratori e che le associazioni imprenditoriali tornino a occuparsi d’impresa e rilocalizzino le loro attività.
Che ognuno faccia la sua parte.
Alberto Rino Chezzi


Nel riquadro: “L’IMPERATRICE” (particolare) – 2006 – Ciaccaezetazetai – olio su tela – cm 100 x 150 – courtesy Matilde Chezzi

lunedì 4 giugno 2012

Tutto ok, tutto a posto


Il Paese in grande difficoltà non ha molto di che gioire dalla firma dell’accordo con l’Italia, se non per il fatto che ha ora la possibilità di riformarsi nel profondo per affrontare con dignità e coraggio il futuro.



San Marino 4 giugno 2012/1711 d.F.R.

La prossima settimana, mercoledì 13 giugno del 1711 dalla fondazione della Repubblica, si firmerà con l’Italia il tanto agognato accordo contro le doppie imposizioni.
Questa volta è vero, l’annuncio è arrivato direttamente dall’ambasciatore italiano in San Marino Giorgio Marini.
Sembra che entro fine anno questo ci permetta di uscire dalla black list.
Rimangono comunque ancora aperte le problematiche sull’esterovestizione e sulla stabile organizzazione.
In molti cominciano già a tirare un grande sospiro di sollievo, soprattutto nel mondo politico e già si preparano per una campagna elettorale che sembra avvicinarsi sempre di più.
Vi sono tutti i presupposti, da parte delle figure “importanti” del Paese, per riprendere nelle mani, direttamente o indirettamente da posizioni di potere, la vita economica e sociale della nostra piccola Repubblica.
Si potrebbe dire che finalmente è tutto ok, tutto è a posto.
Possiamo riprendere a sperare in un futuro prospero e radioso.
Peccato però che il Paese sia in uno stato comatoso e sia da riformare nel profondo.
Le nostre ambizioni da “superpotenza” sono state azzerate con una forte limitazione della sovranità senza precedenti nella nostra storia.
Se vogliamo sopravvivere, ci hanno fatto capire, ci dobbiamo adeguare ai dettami e voleri del nostro grande e potente vicino.
Il sistema politico dei partiti, che non è in grado di garantire un rinnovamento d’idee e di persone, soffre d’importanti deficit di democrazia.
Il sistema economico e finanziario è ridotto ai minimi termini ed è completamente da ripensare, anche in funzione agli impegni che scaturiranno dagli accordi con l’Italia.
Il livello di disoccupazione è altissimo, i nostri giovani devono seriamente pensare a cercarsi nuove opportunità fuori dai confini.
La Pubblica Amministrazione e il pubblico allargato hanno raggiunto dimensioni elefantiache con inefficienze e sprechi direttamente proporzionali alle proprie dimensioni.
Il comparto imprenditoriale è stato a sua volta decimato e non riesce più a ritrovare le condizioni operative vantaggiose che aveva solo poco tempo fa.
Non raggiungiamo l’autosufficienza in nessun settore, sia che parliamo di utility che di risorse umane.
Il Paese in grande difficoltà non ha molto di che gioire dalla firma dell’accordo con l’Italia, se non per il fatto che ha ora la possibilità di riformarsi nel profondo per affrontare con dignità e coraggio il futuro.

Alberto Rino Chezzi


Nel riquadro: "Vistagiardino" - 1998 - Ciaccaezetazetai - olio su tela - cm 60 x 50 - courtesy EC foundation

domenica 20 maggio 2012

Nuove relazioni


Il banco di prova sarà la capacità di tendere una mano alla controparte per individuare nuove forme di relazioni industriali che vadano a sbloccare una situazione oramai ingessata e fortemente anacronistica.



San Marino, 21 maggio 2012/1711 d.F.R.

Viso acqua e sapone, occhi sorridenti, sguardo attento e intelligente. Emanuel Colombini, trentaquattro anni è il nuovo presidente dell’Associazione Nazionale dell’Industria Sammarinese.
Succede a Paolo Rondelli, che per tre anni ha guidato l’associazione in un momento di grande difficoltà per il Paese e per le sue imprese.
Black list, estero vestizione, impicci burocratici con le dogane e con l’ufficio industria, la mancata attivazione del parco tecnologico e scientifico, le non risposte della politica nostrana, la pesante crisi finanziaria che ha colpito l’Europa.
La presidenza dell’ANIS, sotto la guida di Paolo Rondelli, non ha fatto che lanciare messaggi, proposte, provocare la politica e le organizzazioni sindacali affinché prendessero coscienza della gravità della situazione.
Affinché fosse imboccata la strada della trasparenza per favorire una definizione veloce degli accordi contro le doppie imposizioni, la cui mancata sottoscrizione ha penalizzato fortemente le imprese sammarinesi.
Affinché fosse definita tutta la problematica fiscale inerente l’estero vestizione e la presunzione di stabile organizzazione.  
Per una pubblica amministrazione leggera, efficiente e non politicizzata.
Un triennio vissuto in un mare di problemi per le nostre aziende.
Lo testimonia la chiusura di tante imprese e il pesante ricorso agli ammortizzatori sociali, utilizzati il più delle volte per questioni di mera sopravvivenza.
Un triennio che ha però visto una contrapposizione forte con le Organizzazioni Sindacali, che hanno avuto il loro bel da fare per fronteggiare la perdita di tanti posti di lavoro.
In un momento di grande difficoltà per il nostro Paese è mancato tra gli imprenditori e i lavoratori non solo il dialogo, ma anche e soprattutto quell’unione d’intenti che permettesse di affrontare nella migliore maniera, questo difficile momento per il comparto economico sammarinese.
La richiesta di un referendum per reintrodurre inutili e dannosi automatismi e gli effetti distorsivi con le conseguenti inefficienze della Pubblica Amministrazione ne sono la tangibile conseguenza.
Sarebbe opportuno eliminare dal vocabolario delle relazioni industriali tra associazioni imprenditoriali e sindacali la parola “contrattazione” per introdurre invece la parola “collaborazione”.
La crisi economico finanziaria che il mondo sta affrontando non è passeggera ma profonda e strutturale. Andrà a incidere in maniera pesante anche sui modelli sociali e politici di tutti i paesi Per le risposte che dovranno essere dati ai tempi cupi che arriveranno, serve collaborazione, unità d’intenti, il pensare modelli di convivenza e di relazione diversi da quelli che ci hanno governato dal dopoguerra a oggi.
Le associazioni imprenditoriali devono prendere coscienza della funzione e delle valenze sociali che hanno le imprese per il tessuto e il contesto in cui sono inserite.
Si va evidenziando una forte responsabilità sociale da parte delle imprese, per il lavoro e la ricchezza che creano ma anche e soprattutto per i comportamenti che tengono nel rispetto delle leggi sia sammarinesi sia internazionali.
Al contempo le organizzazioni sindacali devono rendersi conto che nell’attuale fase di emergenza è indispensabile difendere in primis il lavoro, che è quello che poi interessa ai lavoratori.
Non ha più senso una profonda rigidità nell’erigersi a paladini e difensori di diritti di un mondo che non esiste più. Si è creata per assurdo una pletora di categorie di lavoratori organizzati in caste sul modello indiano. Quelli del pubblico impiego, che non saranno mai licenziati ma neppure censurati se i comportamenti non sono legittimi, che convivono insieme ai precari. Nel privato ove convivono i lavoratori residenti con i frontalieri.
La nomina alla guida della più importante associazione di categoria imprenditoriale sammarinese, di un giovanissimo e preparato imprenditore, è già di per sé un forte segnale di rinnovamento sul quale sono poste le attese non solo degli stessi imprenditori ma di tutto il sistema economico sammarinese.
Il banco di prova sarà la capacità di tendere una mano alla controparte per individuare nuove forme di relazioni industriali che vadano a sbloccare una situazione oramai ingessata e fortemente anacronistica.

Alberto Rino Chezzi


Nel riquadro: “TEOREMA SCP” – 1999 – Ciaccaezetazetai – olio su denim – cm 100 x 100 – courtesy of Ec Foundation

lunedì 14 maggio 2012

La nouvelle politique


Vertici istituzionali che non funzionano come dovrebbero invece fare, con scarsa collaborazione anche sulle problematiche più banali.
La libertà d’informazione sempre più censurata e imbavagliata.
Come se nel Paese non si dovesse sapere nulla sull’effettiva situazione che stiamo attraversando.
Sulla sua gravità.

San Marino 14 maggio 2012/1711 d.F.R.

Quanto fatto dal governo nei quasi quattro anni di legislatura è, sotto l’evidenza di tutti, veramente poco.
Deludente.
Ancora più deludente è tutto quello che invece non è stato fatto.
Il Paese ha perso in questi anni il treno più importante: quello di riformarsi e rinnovarsi nel profondo.
Per meglio attrezzarsi in un mondo impazzito, globalizzato e profondamente trasformato da una finanza senza regole che in pochissimo tempo è in grado di distruggere economie di grandi Paesi.
Ci ritroviamo nel mezzo di una guerra finanziaria – perché è così che oggi si fanno le guerre – ove l’obiettivo principale è far cadere rovinosamente l’euro.
Così come ha fatto l’Italia nei nostri confronti.
Le è stato sufficiente chiudere i rubinetti dai quali dipendevamo e isolare la nostra tanto decantata piazza finanziaria.
Ci ritroviamo allo sbando, in attesa ancora che sia firmata la convenzione con l’Italia, pensando a questo come la panacea di tutti i nostri problemi.
Ci ritroviamo smarriti, pensando che un improbabile ingresso nell’Unione Europea, saltando così l’Italia, ci porti fuori dai problemi che ci stanno piombando addosso.
Ci ritroviamo ancora a confrontarci con i vecchi e nuovi marpioni della politica nostrana, che pensando di essere “buoni” per tutte le stagioni, sono tutti in prima fila in attesa di rimontare su un cavallo che non è più un cavallo ma un affaticato ronzino.
Esattamente come questi l’hanno trasformato.
Si ha l’impressione che tutto stia finendo in una gran cagnara.
Se vi è una parola che sembra essere vuota di significato, è quella della “trasparenza”.
Lo spreco nella pubblica amministrazione continua imperterrito a farla da padrone, esclusivamente figlio della politica, che ne ha sempre fatto utilizzo per crearsi il consenso necessario al proprio mantenimento.
Vertici istituzionali che non funzionano come dovrebbero invece fare, con scarsa collaborazione anche sulle problematiche più banali.
La libertà d’informazione sempre più censurata e imbavagliata.
Come se nel Paese non si dovesse sapere nulla sull’effettiva situazione che stiamo attraversando.
Sulla sua gravità.
Sulle tante "operazioni di sistema" che poi in definitiva di sistema non erano.
Su interessi inconfessabili che portano ancora a mantenere la massima riservatezza sulle operazioni più importanti.
Soprattutto in ambito bancario e finanziario.
Siamo talmente trasparenti che continuiamo a fare in Consiglio Grande e Generale le sedute segrete, togliendoci, di fatto, anche l’autorità morale per difendere pubblicamente i nostri interessi.
La Cassa di Risparmio ne è l’esempio più lampante.
E’ urgente che tutta la politica, maggioranza e opposizione, faccia un passo indietro, per riformarsi al proprio interno in primis.
Per la creazione di una “nouvelle politique”.
Che i partiti adottino, volenti o nolenti, un codice etico di comportamento per l’esercizio dell’attività di chi fa la politica soprattutto se esercitante i diritti doveri che gli derivano dall’essere Consigliere, Congressista o anche funzionario di partito.
Che sia prodotto un governo tecnico, con sammarinesi che siano fuori dalla politica attiva, e che oltre ad avere un minimo di competenze tecniche abbiano all’interno del proprio animo, quell’atteggiamento e comportamento che in giurisprudenza è chiamato del “buon padre di famiglia”.
Persone che siano in grado di curare le profonde ferite che il Paese ha dovuto subire e che talvolta si è auto inflitto.
Persone che siano in grado di traghettare il Paese fino a fine legislatura per dar modo alla politica di auto rinnovarsi, di tornare a progettare e operare “alto” per riformare la nostra piccola collettività e metterla nelle condizioni di affrontare un oceano che sarà sempre più in tempesta.
Per una nouvelle politique, oserei dire quasi rivoluzionaria nei modi e nei contenuti, dalla quale non possiamo prescindere e senza la quale non possiamo ripartire se non cadendo nel qualunquismo, nell’antipolitica e nel populismo. Temi e attività queste di nuovo fine a se stesse.

Alberto Rino Chezzi


Nel riquadro: "Iris" - 2001 - Ciaccaezetazetai - olio su tela - cm 100 x 100 - courtesy EC Foundation 

lunedì 30 aprile 2012

J'accuse

Sovranità limitata la nostra. Siamo oramai guardati a vista e ritenuti completamente inaffidabili anche nell’espressione delle nostre istituzioni interne. Una casta che ha addormentato le coscienze del Paese, dove tutto deve essere sempre un business.

San Marino 30 aprile 2012/1712 d.F.R.

Oramai il tempo è abbondantemente scaduto.
E’ sbalorditiva la persistenza e l’inamovibilità di chi ci ha governato negli ultimi vent’anni.
Una casta inamovibile che, nonostante si sia resa conto di essere oramai un ostacolo al rinnovamento e una presenza ingombrante per i nostri interlocutori esterni, si ostina a non mollare nulla.
Anzi ha già schierato tutte le pedine a sua disposizione nella certezza che il voto alle prossime elezioni li premierà, garantendo loro comunque, quel salvacondotto indispensabile per godersi serenamente la vecchiaia e continuare a salvaguardare inconfessabili interessi.
Una casta che non vuole il rinnovamento, la trasparenza e l’etica nell’azione politica. Che non conosce termini quali “conflitto d’interessi” o “passo indietro”.
Anzi, tutt’altro.
Si aspetta un premio in termini di occupazione ulteriore di “scranni” per lasciare che il nuovo, clone del vecchio, nelle idee e nelle metodologie, avanzi serenamente.
Casta che ha nelle mani i partiti di provenienza ove, non ve n’è uno tra maggioranza e opposizione, che abbia adottato un barlume di codice etico.
Codice che regolamenti internamente, come in molti paesi del mondo civilizzato, i rapporti tra partito e iscritto eletto, in termini di trasparenza, di utilizzo alla luce del sole delle risorse proprie e altrui, dell’evidenziare conflitti d’interessi, ecc.
Una casta che ne ha create altre, occupando ad esempio politicamente la PA ove nella maggior parte dei casi di elevato ci sono solo gli stipendi.
Di responsabilità, concorsi, professionalità, formazione continua, obiettivi, economicità della gestione però non se ne parla, né se né mai parlato negli ultimi anni.
Una casta che non ha avuto il coraggio di intervenire tempestivamente, neanche a livello d’indirizzo politico nell’economia del Paese, permettendo così il proliferare di fenomeni distorsivi che hanno portato recentemente importanti organi di polizia finanziaria ad assistere a una perquisizione che già sono all’ordine del giorno.
Sovranità limitata la nostra.
Siamo oramai guardati a vista e ritenuti completamente inaffidabili anche nell’espressione delle nostre istituzioni interne.Una casta che ha addormentato le coscienze del Paese, dove tutto deve essere sempre un business, dalle banche alle possibili privatizzazioni di aziende alle quali va tolta la parola “autonome”.
Una casta completamente autoreferenziale che si è impegnata solamente a rigirarsi incarichi politici o economici, mantenendo così ben salda la gestione del potere.
Una casta per la quale è arrivato il momento di essere isolata e dalla quale è urgente prendere le distanze.
E’ questo un appello a tutti quelli che fanno politica vera, non compromessi con la casta che, giovani o vecchi, uomini o donne, anche trasversalmente ai singoli partiti, abbiano il coraggio di riportare la politica ai valori alti che l’hanno caratterizzata in passato, acquisendo la leadership nelle singole istituzioni in cui operano e tracciando con rinnovata energia un “nuovo” futuro per il Paese.

Alberto Rino Chezzi



Nel riquadro: “PUNTOCROCE” – 2002 – Ciaccaezetazetai – olio su iuta – cm 100 x 100 – courtesy of Ec Foundation

lunedì 16 aprile 2012

Il cambiamento e la questione morale

Questa ritrosia alla trasparenza totale, all’interesse per il bene comune, al cambiamento anche nella leadership, pone una questione morale.








San Marino16 aprile 2012/1712 d.F.R.


La politica dorme comunque sonni tranquilli se, come sembra, è ancora alla ricerca di nuovi equilibri e formule forse possibili ma comunque vecchie ancore prima di nascere.

Non vuole riappropriarsi del ruolo guida dei destini di un Paese in questo momento allo sbando, confuso e con prospettive a dir poco per nulla rosee.

Non riesce a rinnovarsi nelle azioni, nei pensieri e nelle persone.

Non riesce soprattutto a prendere le distanze da un modo di intendere la politica intrecciato a personalismi, o meglio ancora a interessi personali.

A tutta una serie d’intrecci e relazioni pericolose con le lobby finanziarie e di potere.

Bloccando e fermando energie che andrebbero invece valorizzate nel rifondare il nostro sistema, oramai ridotto ai minimi termini da organismi internazionali e dalla vicina e Italia.

Forse gli unici questi che potevano indurre un cambiamento profondo in una Repubblica, quale la nostra, profondamente conservatrice.

Questa ritrosia alla trasparenza totale, all’interesse per il bene comune, al cambiamento anche nella leadership, pone una questione morale.

Questione morale soprattutto per chi ha gestito la “cosa pubblica” e che si trova in difficoltà a dover giustificare l’accumulo di ricchezze conseguite sfruttando appieno la propria capacità non solo imprenditoriale.

Questione morale per i forti legami tra politica e lobby economiche e di potere, con i relativi e inevitabili conflitti d’interessi.

Questione morale per non aver premiato il merito e le capacità nelle assunzioni nel pubblico impiego.

Questione morale che non tocca però solo la politica ma tutto il Paese nel suo insieme.

Il cambiamento del Paese non può prescindere dalla presa di coscienza che vi è una questione morale da risolvere e superare.

E’ profondamente ingiusto che i giovani, ma anche meno giovani, siano costretti a emigrare per trovare un lavoro, che sempre più famiglie chiedano di accedere a sostegni sociali.

Che non vi siano effettive pari opportunità nell’accesso al mondo del lavoro, soprattutto nel pubblico impiego.

Che siano defiscalizzati gli istituti bancari e che siano fiscalizzate tutte le altre categorie di reddito, soprattutto le imprese, quelle piccole, unica vera risorsa del Paese e strumento di democrazia economica.

Questo pone un’ulteriore questione morale.

No ai bacchettoni e giustizialisti compresi quelli dell’ultima ora, si a una presa di coscienza che prenda le distanze da un mondo vecchio e inadeguato, per dar modo al nuovo di emergere soprattutto nelle idee e nella gestione del bene comune.


Alberto Rino Chezzi


www.smdazibao.blogspot.com


Nel riquadro: “PARPAIA” – 2004 – Ciaccaezetazetai – olio su denim – cm 100 x 100 – courtesy of Ec Foundation

lunedì 2 aprile 2012

Non avere timore

La politica sembra non volere assolutamente riprendere il primato che le è sempre spettato, superando le logiche puramente economiche, finanziarie e soprattutto di potere.

Non vuole prendere le distanze da chi è stato artefice e protagonista di quanto, è sotto gli occhi di tutti.


San Marino 2 aprile 2012/1712 d.F.R.


Non aver timore del cambiamento.

La politica insieme all’espressione della sua classe dirigente è veramente in un mare di guai.

Non riesce a rinnovarsi e a esprimere le scelte necessarie per rifondare dal profondo le regole del convivere di questa piccola comunità.

Molto probabilmente non è più in grado di salvare neanche se stessa .

Appiattita esclusivamente su logiche di mantenimento, gestione e spartizione del potere.

Con il solito balletto pre elettorale d’incontri, alla ricerca di formule che interessano solo loro stessi.

Niente di nuovo sotto il sole.

La politica sembra non volere assolutamente riprendere il primato che le è sempre spettato, superando le logiche puramente economiche, finanziarie e soprattutto di potere.

Non vuole prendere le distanze da chi è stato artefice e protagonista di quanto, è sotto gli occhi di tutti.

Il problema vero è quello istituzionale.

E’ necessario riportare la vita politica all’interno del Consiglio Grande e Generale.

E’ questo il nostro Arengo.

Non ne servono di nuovi.

E’ sufficiente per garantirne il suo rinnovamento e il democratico funzionamento limitare temporalmente anche il Consiglierato.

Una pausa di una legislatura.

E’ incomprensibile il fatto che le decisioni vere siano prese in ambito extraparlamentare.

In barba ai programmi elettorali e privando il Consiglio Grande e Generale di una parte importante di quello che deve essere un confronto pubblico, non solo tra maggioranza e opposizione ma anche all’interno della stessa maggioranza.

Non può essere che, lo stesso istituto della Reggenza, che rappresenta tutti indistintamente, sia espressione della sola maggioranza.

Il Congresso di Stato manca di un coordinamento vero, ove ogni Segreteria sembra avere i propri autonomi obiettivi.

Il più delle volte con pesanti sovrapposizioni di competenze fra Segreteria e Segreteria

E a scendere ci ritroviamo pieni di sovrastrutture con una Pubblica Amministrazione che, è oramai evidente a tutti , deve essere perlomeno resa più efficiente e sicuramente snellita.

Problema anche questo istituzionale.

Chiaramente non è colpa dei pubblici dipendenti, che vivono questa fase critica del Paese con grande apprensione per il proprio futuro.

Tanti sono i fedeli servitori dello Stato che in silenzio non solo fanno il proprio dovere, ma si assumono carichi e responsabilità che non sono neanche i propri.

Dando al meglio il loro contributo

Si possono però individuare strumenti condivisi che vadano in questa direzione, senza smantellare lo Stato Sociale, vera e grande conquista del mondo civilizzato.

Per fa questo però la politica deve tornare a far politica e non altro.

Senza timore del cambiamento.


Alberto Rino Chezzi


www.smdazibao.blogspot.com


Nel riquadro: “THE SOLITUDE” – 1999 – Ciaccaezetazetai – olio su tela – cm 150 x 100 – courtesy EC Foundation

lunedì 26 marzo 2012

Buona notte

Purtroppo negli ultimi anni, pur essendo cambiato tutto, non sono assolutamente cambiate le facce di chi va a rilasciare interviste in Tv o sui giornali e di chi ha responsabilità istituzionali o di governo





San Marino 26 marzo 2012/1711 d.F.R.


Con l’inizio di questa legislatura, San Marino ha dovuto adottare un nuovo vocabolario: Moneyval, GAFI, FMI, GRECO, black list, scudo fiscale, antiricilaggio, AIF, Banca Centrale.

Un sistema bancario e finanziario in sostanza azzerato, con una perdita significativa di occupazione, emigrazione di aziende e capitali, malavita organizzata.

Abbiamo in pratica dormito per decenni e come la “Bella addormentata” a un certo momento ci siamo risvegliati.

E se mai il Paese si è risvegliato il risveglio, è stato comunque amaro, molto amaro.

Si è operato unicamente per tamponare le emergenze che quotidianamente emergevano.

Con una politica largamente e profondamente depressiva.

Addizionali, minimum tax, previdenza integrativa obbligatoria e patrimoniale ci hanno già fatto perdere quel poco di attrazione che potevamo avere nei confronti delle imprese.

Unica vera risorsa di un Paese.

In vista vi è la riforma fiscale.

Anche questa purtroppo intesa, non tanto a favorire investimenti e iniziative economiche che ridiano una boccata d’ossigeno all’economia nostrana o che valorizzino il lavoro e la funzione sociale delle aziende e dei propri lavoratori, ma quanto piuttosto a discriminare e colpevolizzare una categoria rispetto a un’altra.

Purtroppo quando arriva il conto, nessuno è disposto a pagarlo.

Tutti hanno capito che non siamo più in grado di sostenere uno Stato Sociale oramai elefantiaco se non rischiando la bancarotta o l’indebitamento delle future generazioni, così come purtroppo accaduto in Italia.

Eppure?

Eppure non ci preoccupiamo di fare veramente pulizia in casa nostra, dove quello cui abbiamo assistito negli ultimi tempi altro, non è la punta di un iceberg che tutti sotto speriamo non sia molto più grande.

Eppure la principale preoccupazione della politica, negli ultimi tempi, sembra essere quella di trovare la migliore formula politica per vincere le prossime elezioni.

Purtroppo negli ultimi anni, pur essendo cambiato tutto, non sono assolutamente cambiate le facce di chi va a rilasciare interviste in Tv o sui giornali e di chi ha responsabilità istituzionali o di governo.

Tutto questo nonostante sia dalla società civile sia dalla stessa politica s'incomincino a ravvisare notevoli sintomi d’insofferenza a logiche e meccanismi finalizzati al solo mantenimento del potere.

Ma è un’impresa veramente titanica cercare di cambiare qualche cosa, anche poco, soprattutto nei nostri cuori e nelle nostre menti.

Allora vale forse la pena riflettere brevemente sul fatto che continuando in questa direzione, senza un rinnovamento delle nostre leadership non solo economiche e politiche, ci si farà un gran male.

Più precisamente solo alcuni si faranno male, ossia quelli che vorranno occupare posizioni importanti, senza aver inteso e capito che è finita un’epoca, compresa la loro.

Se è cosi, forse è meglio tornare a dormire.

Buona Notte.


Alberto Rino Chezzi


www.smdazibao.blogspot.com


Nel riquadro: “L’IMPERATRICE” – 2006 – Ciaccaezetazetai – olio su tela– cm 100 x 150 – courtesy of Ec Foundation

lunedì 5 marzo 2012

La differenza fa la differenza

Quello che sino a oggi abbiamo proposto sono le scorciatoie, per mantenere inalterato una qualità di vita che, di fatto, non possiamo più permetterci e che in molti casi, aveva tutte le caratteristiche fuorché quelle di qualità.


San Marino 5 marzo 2012/1711 d.F.R.


Il Fondo Monetario ha appena rilasciato il suo rapporto sul nostro stato di salute e su cosa dovremmo fare per rimetterci in sesto.

L’ennesima valutazione e l’ennesimo giudizio cui il Paese deve sottostare.

Autonomie sempre più ridotte e uno specchio, per la nostra classe dirigente e politica sempre più sconfortante.

Suggerimenti standardizzati, rilasciati senza tener conto della nostra piccola realtà, oramai in balia delle “regole” di un mondo globalizzato.

Non siamo più in grado di marcare, evidenziare e riaffermare le nostre differenze rispetto a quelle del mondo.

Differenze che a volte possono sembrare incongruenti ma che sono comunque quelle che hanno permesso sino a oggi la salvaguardia delle autonomie e della sovranità difesa nei secoli con determinazione, costanza e fermezza.

Siamo Repubblica, quindi entità profondamente laica ma affidata come “giurisdizione” a quella di un Santo.

Il Santo Marino.

Non abbiamo un Capo di Stato ma due Capitani Reggenti, con diritto di veto incrociato, che durano in carica sei mesi e per tre anni non sono rieleggibili. Durante il mandato questi Presiedono il Governo, il Parlamento, la Magistratura e le Milizie. Mirabile esempio di democrazia.

Il diritto comune e gli Statuti disciplinano ancora rispettivamente la nostra vita privata e quella pubblica. Mirabile sintesi del diritto codificato con quello comune, oggetto di studio con meraviglia in tutto il mondo.

Abbiamo dei confini, immutati nei secoli ma sempre e comunque aperti, in segno della grande ospitalità e accoglienza che ci ha contraddistinto in passato e che è profondamente radicata nel nostro animo.

Comunità con un senso profondo del lavoro e con un’importante tradizione di emigrazione in tutto il mondo.

Potremmo scrivere pagine intere sull’”unicum” che ci contraddistingue.

Non possiamo pretendere che dall’esterno conoscano le nostre “peculiarità” se non siamo noi a riaffermarle, soprattutto nei comportamenti e nell’approccio alla soluzione dei problemi.

I problemi sembra non vengano mai a caso. Molte volte sono un’opportunità, una benedizione. Ti permettono di crescere e di migliorare.

Eppure sembra che tutti noi abbiamo gli occhi ma non sappiamo vedere.

Abbiamo orecchie ma non sappiamo ascoltare.

Siamo inchiodati da tre anni sul nulla senza una visione chiara di quello che potrà essere il nostro futuro.

Sembra non vogliamo vedere un territorio devastato, eppure siamo pronti al nostro nuovo piano regolatore che più che regolatore sarà sicuramente “regalatore” a favore dei soliti amici degli amici noti e della speculazione.

Sembra non vogliamo vedere che il nostro sistema bancario e finanziario è cresciuto grazie a castelli di sabbia, relegato e regalato ai soliti amici degli amici noti.

Il Fondo Monetario chiede di aumentare le tasse ai cittadini evidenziando che paghiamo un terzo rispetto al resto dell’Europa, ma dimenticandosi delle agevolazioni concesse al sistema finanziario e bancario, oramai completamente “sammarinesizzato”.

Ci ha chiesto inoltre di ridurre drasticamente quel mostro creato dalla politica che si chiama Pubblica Amministrazione.

In questi tre anni non siamo riusciti a pensare a un Paese diverso e a una vita diversa, avvitandoci in sterili polemiche volte solo ad addormentare e tranquillizzare le nostre coscienze.

Eppure sembra che tutti noi abbiamo gli occhi ma non sappiamo vedere.

Abbiamo orecchie ma non sappiamo ascoltare.

Quello che sino a oggi abbiamo proposto sono le scorciatoie, per mantenere inalterato una qualità di vita che, di fatto, non possiamo più permetterci e che in molti casi, aveva tutte le caratteristiche fuorché quelle di qualità.

Una rapida carrellata di queste. Il Casinò - con le logiche e inevitabili appendici legate alla malavita organizzata. Nuove costruzioni destinate a un mercato e a una speculazione che non ha più ragione di essere. Privatizzazioni che impoveriranno, se fatte male, la struttura del welfare nel Paese senza dare nulla di nuovo e importante allo stesso.

Non abbiamo avuto la capacità sino ad ora di capire per primi che la differenza fa la differenza. Non solo nel modo di pensare ma anche quello di agire.

Le agevolazioni fiscali nel settore finanziario e bancario sarebbe stato meglio darle a gruppi bancari esteri, a fronte d’investimenti rivolti all’interno del Paese, al deposito importante in un Fondo di Riserva e a garanzia d’investimenti in occupazione.

Nel settore immobiliare sarebbe stato meglio prevedere una normativa volta a facilitare il rifinanziamento dei tanti piccoli operatori finanziari che non hanno più una forza in tal senso. Promuovere una politica forte di ristrutturazione dell’esistente e di grande incentivazione e tutela del verde.

Nella PA allargata sarebbe stato meglio promuovere un’esternalizzazione veloce, dei servizi non essenziali, agli stessi lavoratori coinvolgendo gli stessi Promuovendo una forte cooperazione con il lavoro autonomo e la piccola imprenditoria. Rendendo interamente i benefici, dovuti a una fuoriuscita dalla PA agli stessi lavoratori. E non ai soliti amici degli amici noti.

Sull’imposizione fiscale sarà indispensabile istituire un meccanismo di esenzioni importanti agli imprenditori, di qualunque razza colore e cittadinanza, con un meccanismo legato agli investimenti fatti nel territorio, sia in termini d’immobili, sia di macchinari, sia di rispetto dell’ambiente, sia del rispetto dei lavoratori e soprattutto nel rispetto delle leggi dello Stato che li ospita. Dovrebbe essere quasi un obbligo morale per i nostri imprenditori e quelli che utilizzano il sistema, la promozione di un’economia a favore del tessuto sociale locale e la promozione di un’attività imprenditoriale che non leda la dignità e l’onorabilità di uno Stato.

Purtroppo non abbiamo ancora la consapevolezza che è la differenza che fa la differenza.

E questo ha fatto comodo, almeno durante il “ventennio” a parecchi.


Alberto Rino Chezzi


www.smdazibao.blogspot.com


Nel riquadro: “TU-TUM” – 2002 – Ciaccaezetazetai – olio su tela – cm 100 x 150 – courtesy of Ec Foundation

lunedì 13 febbraio 2012

Prima o poi

Può essere veramente che, sciolta metaforicamente la neve, ci troveremo costretti ad affrontare amare e scomode verità, che bene forse non ci faranno ma che ci renderanno maggiormente consapevoli del “ventennio” passato.




San Marino 13 febbraio 2012/1711 d.F.R.


Sommersi dalla neve.

Che per il momento copre le inefficienze del sistema.

Come ben tutti sanno primo o poi la neve si scioglie e tutto quello che vi e sotto, con l’innalzamento della temperatura emerge.

E’ un po’, se vogliamo, la metafora di quello che accadrà al nostro Paese.

E tutte le verità, anche quelle scomode verranno fuori.

Ma non per merito nostro.

Dall’affaire Delta – Cassa di Risparmio, a un sistema bancario e finanziario cresciuto senza regole vere.

Sistema, quello bancario e finanziario, madre di tutti i nostri problemi.

Alle infiltrazioni e interessenze al suo interno di vario tipo comprese quelle politiche.

Sono passati quattro anni dalla fatidica operazione “Re nero” e la situazione è solo peggiorata da allora, dal giorno del primo attacco alla Repubblica.

Il Paese dei conflitti d’interesse il nostro.

Conflitti palesi, occulti o latenti ma pur sempre conflitti d’interessi.

Uno dei grandi ostacoli alla rinascita su nuove basi del nostro sistema.

Non vi è un’operazione che, internamente al sistema bancario, sia stata fatta con la massima trasparenza come richiederebbe il delicatissimo momento che stiamo vivendo.

Sia che si trattasse di liquidazioni, commissariamenti, acquisizioni, fusioni o scissioni.

Può essere veramente che, sciolta metaforicamente la neve, ci troveremo costretti ad affrontare amare e scomode verità, che bene forse non ci faranno ma che ci renderanno maggiormente consapevoli del “ventennio” passato.

Alla fine ci renderemo conto di quali e quanti treni o opportunità abbiamo perso in questa crisi di sistema.

Nel non incidere profondamente nella pubblica amministrazione sia in termini di costi sia in termini di efficienza, informatizzazione e qualificazione.

Di una riforma tributaria che servirà solo a dividerci e non a essere strumento di politica economica, sociale e culturale.

Di rapporti e relazioni industriali, vecchie, inadeguate, rigide e legate a logiche e regole conformi a un mondo che non c’è più. E soprattutto che non tornerà più.

Di un territorio violentato che invece di essere rivalorizzato e salvaguardato per quel che ne resta, continua a essere oggetto della speculazione per i grandi interessi che vi girano intorno.

Dei nostri giovani che non riescono a inserirsi nel mondo del lavoro se non a seguito del solito interessamento del politico di turno.

Magari per un posticino sotto lo Stato.

Purtroppo quando, metaforicamente la neve sarà sciolta, non potremo che morderci le mani, per non essere stati in grado da soli, a determinare il nostro futuro.

A disegnare scenari diversi rispetto a quelli ai quali ci siamo conformati facendoci forza di una “forza” che, di fatto, non abbiamo mai avuto.


Alberto Rino Chezzi


www.smdazibao.blogspot.com


Nel riquadro: “COME SOTTO COSI’ SOPRA” – 2004 – Ciaccaezetazetai – olio su tela e denim – cm 100 x 100 – courtesy of Ec Foundation

lunedì 21 novembre 2011

Un colpo al cerchio ed uno alla botte

L’art. 13 recita testualmente che “Tutti i cittadini hanno l’obbligo di concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.”.

Non vi è quindi da scandalizzarsi se è introdotta una “patrimoniale una tantum”.




San Marino 21 novembre 2011/1711 d.F.R.


La finanziaria 2012, che si andrà ad approvare entro la fine dell’anno vuole, in sostanza, sanare ove possibile il buco di bilancio prevedendo tagli alla spesa pubblica e l’introduzione della cosi detta patrimoniale.

E’ evidente che sono provvedimenti tampone, improvvisati e non sempre condivisi.

Provvedimenti che servono solo a fronteggiare l’emergenza, che è quella di fare cassa per soddisfare le impellenti esigenze finanziarie della macchina dello Stato.

Sono probabilmente le sole disposizoni attuabili in maniera veloce, in attesa che le forze politiche si mettano d’accordo per le riforme strutturali utili e necessarie per modernizzare il Paese, sdoganandolo da questa crisi che picchia sempre più duro.

E’ chiaramente un provvedimento che non favorisce sviluppo e crescita.

E’ un provvedimento frutto delle non scelte.

La politica è oramai ostaggio di se stessa e delle categorie economiche, Organizzazioni Sindacali in testa (le vecchie per lo meno) che per assurdo bloccano ogni azione di riforma e riposizionamento del sistema, in nome della difesa di privilegi acquisiti che non hanno più ragione di essere.

E’ necessario allora rammentare quanto prevede la “Dichiarazione dei diritti dei cittadini e dei principi fondamentali dell'ordinamento sammarinese” che contiene le regole fondanti della nostra convivenza civile.

L’art. 13 recita testualmente che “Tutti i cittadini hanno l’obbligo di concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.”.

Non vi è quindi da scandalizzarsi se è introdotta una “patrimoniale una tantum”.

Ci si deve preoccupare invece, che non sia posto al centro di un progetto di sviluppo e di crescita del Paese, l’impresa, vero e unico elemento di ricchezza di qualsiasi società.

E’ indispensabile promuovere azioni e norme che favoriscano una nuova localizzazione sul nostro territorio delle imprese.

Dovremmo attirare aziende, creando le condizioni favorevoli per farlo: sburocratizzazione delle procedure, fiscalità leggera a favore di chi investe in locali e macchinari e produce occupazione, incentivi a chi fa ricerca e sviluppo o a chi promuove un’imprenditoria socialmente utile, condizioni di accesso al credito facilitate.

Purtroppo stiamo facendo l’esatto contrario con il risultato evidente, che tutti possono toccare con mano.

Disoccupazione in crescita, frontalierato all’inverso, migrazione delle imprese all’estero comprese le sammarinesi doc.

Delle scelte e delle decisioni dovranno essere prese nel breve.

La coperta incomincia a essere sempre più corta e a forza di tirarla può essere che si strappi.


Alberto Rino Chezzi


www.smdazibao.blogspot.com


Nel riquadro: “L’IMPERATRICE” – 2006 – Ciaccaezetazetai – olio su tela– cm 100 x 150 – courtesy of Ec Foundation

lunedì 17 ottobre 2011

Come cambia il mondo

Abbiamo perso nel nostro vocabolario quotidiano parole come “buon padre di famiglia” per sostituirle con “richieste, controlli, dichiarazioni, autocertificazioni” e relative sanzioni.

E’ giusto che sia così, se la nostra società si sta evolvendo in questo senso.



San Marino 17 ottobre 2011/1711 d.F.R.


Come cambia il mondo, com’è cambiato San Marino e com’è cambiato il modo di lavorare.

Purtroppo abbiamo perso la possibilità di gestire la nostra vita e quella della comunità in cui viviamo, con quel senso di responsabilità e di buon senso.

Possibilità che abbiamo avuto fino a pochi anni fa.

Può anche essere che non ce la meritiamo più, ma è indubbio che siamo destinati a vivere, causa principale il susseguirsi delle crisi economiche sempre più devastanti, in un mondo sempre meno libero.

Limitazione della libertà, quest'ultima intesa non come possibilità di fare qualsiasi cosa a danno anche degli altri.

Limitazione della libertà intesa come rendicontazione continua del proprio operato.

Abbiamo perso nel nostro vocabolario quotidiano parole come “buon padre di famiglia” per sostituirle con “richieste, controlli, dichiarazioni, autocertificazioni” e relative sanzioni.

E’ giusto che sia così, se la nostra società si sta evolvendo in questo senso.

Probabilmente è il prezzo che dobbiamo pagare per stare nel consesso dei Paesi evoluti.

Oramai, come anche nella vicina Italia, quasi tutti i reati hanno implicazioni di carattere penale.

I liberi professionisti, un tempo baldanzosi e pieni d’iniziative, sono oggi dei meri e semplici controllori, con funzioni sostitutive di polizia ed esattoria.

Non solo responsabilizzati ad oltranza e pesantemente sanzionati in caso di meri errori formali negli adempimenti previsti, ma con in aggiunta, l’accusa ignobile di essere per presunzione evasori fiscali.

E perciò ghettizzati anche fiscalmente come vuole la bozza di riforma fiscale in essere.

Cornuti e mazziati come si usa dire e in aggiunta terrorizzati dico io.

Saltando a piè pari penalizzazioni e iniquità della riforma previdenziale soprattutto a danno delle future generazioni.

Fare impresa è sempre più difficile per la mole di norme e dettati da rispettare.

L’incremento della burocratizzazione è stato impressionante negli ultimi anni.

Non si è tenuto conto che il lavoro autonomo e la piccola imprenditoria sono la ricchezza primaria di un Paese e che andrebbe favorita e supportata, in tutti i modi possibili.

Non chiede nulla, dà occupazione e supporta il sistema.

Immaginiamoci se tutti questi improvvisamente chiudessero e smettessero di versare contributi, imposte, di dare occupazione.

Immaginiamoci se tutti questi fossero in fila per accedere, anche per le note vie “clientelari” a un agognato impiego nella pubblica amministrazione, vero grande ammortizzatore sociale.

Ma così vanno le cose e così cambia il mondo.


Alberto Rino Chezzi

www.smdazibao.blogspot.com


Nel riquadro: “LOOP” – 2003 – Ciaccaezetazetai – olio su denim – cm 100 x 100 – courtesy of Ec Foundation