Insomma quello che aspetta il sistema bancario è una rivoluzione indotta che cambierà gli assetti e gli equilibri di potere.
San Marino 2 agosto 2010/1709 d.F.R.
L’estate del 2010 determinerà profondi cambiamenti nel sistema economico sammarinese.E’ quello bancario e finanziario il comparto che subirà i riassestamenti più importanti ridefinendo equilibri, dimensioni e peso economico.Un sistema che sta cambiando velocemente anche sotto le bordate dei provvedimenti legislativi italiani.Dopo il commissariamento di Delta è arrivato anche quello del Credito di Romagna.L’ordine di scuderia dei nostri potenti vicini sembra essere quello di isolare il sistema bancario e finanziario sammarinese da quello italiano, con la contestuale creazione di un importante “cordone sanitario”.Ecco allora l’interessamento dei nostri maggiori istituti per la Banca Agricola Sammarinese, detenuta storicamente dall’Unicredit e indotta a mettere sul mercato la sua partecipata in terra straniera.In lizza la Cassa di Risparmio e la Banca di San Marino in un “tourbillon” di due diligence, offerte e contro offerte.In vista anche accorpamenti e cessioni a gruppi esterni delle altre banche, quelle così dette minori.Insomma quello che aspetta il sistema bancario è una rivoluzione indotta che cambierà gli assetti e gli equilibri di potere.Chi in passato ha avuto vita relativamente facile, oggi si deve confrontare con nuove situazioni quali la limitatezza del nostro mercato interno, la necessità di capitalizzare in maniera significativa le banche, una riorganizzazione che non può non passare purtroppo anche attraverso il taglio di decine di posti di lavoro.Quello che resta un mistero è come ciò possa avvenire in assenza di un presidente di Banca Centrale la cui nomina tarda a venire.Chissà, magari in uno scenario di fantaeconomia e nell’ambito di una reciprocità di trattamenti prevista anche convenzionalmente, potrebbero anche esservi dei commissariamenti di banche sammarinesi di proprietà di gruppi italiani.
Se il sistema non si autoregola, per evitare una sua implosione, il cittadino dovrà utilizzare le sole risorse di democrazia diretta a sua disposizione: leggi di iniziativa popolare e referendum.
San Marino 26 luglio 2010/1709 d.F.R.
Il Paese sembra non riuscire a risvegliarsi dal lungo torpore che ha annebbiato le coscienze e limitando l’agire all’oggi senza pensare al domani.
La speculazione l’ha fatta da padrona, in particolar modo nel settore immobiliare i cui effetti si vedono su un territorio oramai devastato.
Per alcuni è arrivato il denaro facile, guadagnato non con il lavoro ma grazie a rendite di posizione, a differenziali economici, a benefici ed autorizzazioni non sempre dovute o peggio ancora concordate in sede pre-elettorale.
Il sistema ha prodotto una democrazia malata. Incapace di superare la logica del “do ut des”. Lo testimonia una pubblica amministrazione gonfiata a dismisura.
Svegliarsi dal torpore è anche ricordarsi delle proprie radici, quando per cercare lavoro i sammarinesi dovevano emigrare.
Se vogliamo superare questa difficile fase è arrivato il momento di fare sacrifici e rimboccarci le maniche, tutti.
Servono sì nuove idee, ma non quelle che intraprendono le strade più facili e pericolose.
Vi sarà pure una soluzione per riassestare un bilancio di uno Stato che alla fin fine è pari a quello di una media grande azienda italiana.
Arte, cultura, tecnologia, turismo e artigianato. Commercio, quello vero, possibilmente con altri Paesi che non siano esclusivamente l’Italia.E’ una strada.
Il lavoro deve tornare ad essere preminente sulla speculazione. La speculazione non paga e va a beneficio di pochi, addormenta le coscienze.
Chi ci guida e governa deve mettere al primo posto l’amore per il Paese e attenersi scrupolosamente al principio del servizio alla collettività.
Se il sistema non si autoregola, per evitare una sua implosione, il cittadino dovrà utilizzare le sole risorse di democrazia diretta a sua disposizione: leggi di iniziativa popolare e referendum.
Come, di fatto, ha già iniziato a fare con il referendum sull’alienazione dei beni dello Stato.
La questione centrale è invece la Pubblica Amministrazione: un carrozzone che non possiamo più permetterci.
San Marino 19 luglio 2010/1709 d.F.R.
La crisi che attanaglia il Paese non ha ancora prodotto completamente i propri nefasti effetti che già c’è chi mette le mani avanti:. nessuno vuole il conto da pagare.
In prima fila le organizzazioni sindacali, quelle storiche raggruppate nella CSU, che già paventano inesistenti scontri sociali in puro stile anni cinquanta dimenticandosi che il mondo è profondamente cambiato.
Le manifestazioni sul Pianello, con intendimenti più politici che sindacali, non daranno i risultati sperati.
Così come la gente è stufa del modo di fare della vecchia politica, lo è anche di quello di un sindacato che difende privilegi e sprechi.
Anche il sindacato dovrà ripensare il proprio ruolo.
Come sbandierato dai sindacati non esiste una “questione fiscale”, almeno tra lavoratori dipendenti ed autonomi.
La pressione fiscale sul reddito è comunque equa.
Vanno invece ripensate esenzioni, abbattimenti d’imposta e soprattutto la tassazione sui patrimoni e sulle plusvalenze speculative.
Affinché nessuno si sottragga al proprio dovere di concorrere alle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva.
La questione centrale è invece la Pubblica Amministrazione: un carrozzone che non possiamo più permetterci.
Sembra che la riforma sia oramai vicina.
La PA và razionalizzata e snellita, con i necessari accorpamenti e mobilità interna, rincominciando a parlare di concorsi pubblici per evitare le chiamate politico-clientelari e garantire il meglio per i cittadini.
Ridurre e responsabilizzare le dirigenze accorpando uffici e smontando tutte le sovrastrutture che sono di fatto inutili e fonte di piccoli orti di potere, diligentemente coltivati dagli interessati.
Privatizzare alcuni servizi favorendo l’uscita di risorse umane dalla PA ed offrendo nel contempo opportunità di lavoro a coloro che nel privato sono in mobilità coinvolgendo in prima persona i lavoratori stessi.
La politica deve dare risposte in tempi brevissimi, almeno verso l’interno, se vuole invertire questa diaspora individuando e definendo un nuovo patto tra Stato ed imprenditori.
San Marino 12 luglio 2010/1709 d.F.R.
Il fenomeno della fuga delle aziende si aggiunge alle problematiche che attanagliano da diversi anni l’industria sammarinese. Il fatto che diverse aziende, tornino in Italia, è la testimonianza del fallimento di una politica industriale tesa ad attrarre tutti indistintamente, senza un minimo di selezione e senza un reale beneficio anche per il Paese stesso. E’ l’occasione anche per fare un po’ di pulizia. Rimarranno solo quelli, sammarinesi e non, che credono nel sistema, che su questo hanno investito e che hanno instaurato con il tessuto economico e sociale solide relazioni. Il nostro target è sempre stata la piccola e media industria unitamente ad una molteplicità di microaziende locali. Per il futuro sarà opportuno offrire agli imprenditori che vorranno investire in San Marino, non solo un minimo di agevolazioni fiscali - almeno quelle che comunemente vengono concesse anche nei paesi appartenenti all’Unione Europea - ma anche e soprattutto una serie di benefici in termini di sburocratizzazione, di accesso privilegiato ai mercati esteri ed alle fonti di finanziamento. Agevolazioni vere e tangibili da concedersi a fronte di reali piani di investimento e di opportunità di lavoro per chi risiede e contribuisce alla vita della nostra piccola comunità. Risorse dovranno essere recuperate e liberate soprattutto a favore della ricerca e dell’innovazione, nonché a supporto delle idee imprenditoriali dei giovani sammarinesi, vero futuro del Paese. E’ evidente che andranno potenziate ed incentivate le strutture, istituzionali e non, che agevoleranno tali percorsi, quali camera di commercio, università, parco scientifico, banca centrale, enti no profit internazionali e nazionali, comprese le fondazioni. La politica deve dare risposte in tempi brevissimi, almeno verso l’interno, se vuole invertire questa diaspora individuando e definendo un nuovo patto tra Stato ed imprenditori.
Alberto Chezzi
www.smdazibao.blogspot.com
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In autunno ritorna il Moneyval ad esaminarci per valutare se reinserirci in procedura rafforzata ed il Ministro Italiano dell'Economia molto probabilmente non aspetta altro che di vederci ben figurare nella sua famigerata super black list. Il peggio potrebbe quindi ancora essere da qui a venire.
San Marino 5 luglio 2010/1709 d.F.R.
E' la nostra classe politica la più grande delusione del Paese. Non tutta in verità. Solo quella che si è incollata alla poltrona del potere negli ultimi venti o trent'anni. Nulla confronto all'eternità, un'eternità in confronto al poco tempo concessoci in vita. Probabilmente molti di questi “tirannosauri” seppelliranno parecchi della mia non più giovane generazione, senza che questa abbia potuto vedere un reale rinnovamento. Una classe politica auto referenziata e drogata da un delirio di onnipotenza. Una classe politica che vuole ancora governarci. Che non indietreggia di un solo millimetro. Che non ha nemmeno il pudore di domandarsi pubblicamente se per caso è anche sua la responsabilità del “fallimento” del nostro sistema. Una classe politica che si preoccupa solo di rimanere al potere, o di poterlo riconquistare, perdendo di vista quelle che sono le priorità politiche, economiche e sociali del Paese. Fra i tanti non se ne intravede uno che possa essere definito Statista, ossia dico io, uomo della Repubblica al servizio della Repubblica. Gli interessi particolari anteposti a quelli generali, sempre. Una regola che non vale per tutti chiaramente, ma solo per molti di quelli degli ultimi venti o trentanni di cui sopra. In autunno ritorna il Moneyval ad esaminarci per valutare se reinserirci in procedura rafforzata ed il Ministro Italiano dell'Economia molto probabilmente non aspetta altro che di vederci ben figurare nella sua famigerata super black list. Il peggio potrebbe quindi ancora essere da qui a venire. E allora la delusione potrebbe trasformarsi in rabbia, in una Paese condotto magistralmente dalla propria classe politica, sempre quella che comodamente siede in Consiglio Grande e Generale da oltre vent'anni, ad essere trattato come se fosse la Gaza d'Europa.
Individuare nuovi modelli, tenendo però sempre a mente che devono avere come perno centrale l'uomo ed i suoi valori, senza necessariamente doverli calpestare in una sola fredda logica economica.
San Marino 28 giugno 2010/1709 d.F.R.
Lo sconquasso abbattutosi sul nostro sistema ha mostrato l'urgenza e la necessità di individuare nuovi modelli sociali ed economici.Internamente urge riplasmare la Pubblica Amministrazione che deve incominciare a rispondere anche lei a requisiti di economicità, efficienza, flessibilità, e professionalità. Nel privato vanno sperimentati nuovi modelli economici e di relazioni sindacali.Innovazione, flessibilità e compartecipazione dovranno essere le parole chiave nei rapporti. tra imprenditori e lavoratori. Chi rimarrà ancorato ai vecchi schemi, sia nel pubblico che nel privato, sarà destinato inesorabilmente all'auto emarginazione. Da riformare nel profondo anche l'impianto impositivo, che tenda ad una tassazione equa non solo sul reddito interno ma anche su quello esterno e sul patrimonio. Detassare ed incentivare con contributi anche importanti le nuove e le piccole imprese, quelle che organizzano in proprio lavoratori provenienti dal lavoro dipendente. Quelle che investono in ricerca, tecnologia, ambiente, energia ed arte. Comprese quelle che operano veramente nel no-profit, associazioni e fondazioni comprese. Esternamente è giusto verificare le opportunità di collaborazione economica e culturale al di fuori dell'Italia. Estremo oriente, Medio oriente, Americhe e Vecchia Europa: sono tanti i paesi che ci rispettano ed hanno le migliori intenzioni di valorizzare al massimo i rapporti con la nostra antica Repubblica. L'approfondimento di queste opportunità però non può prescindere da un nuovo accordo con l'Italia e l'Unione Europea che ci permetta di accedere in maniera trasparente al mercato all'interno del quale siamo inseriti. Individuare nuovi modelli, tenendo però sempre a mente che devono avere come perno centrale l'uomo ed i suoi valori, senza necessariamente doverli calpestare in una sola fredda logica economica.
In tale ottica di adeguamento alle normative europee è giunto il momento di valutare l’opportunità, in ambito fiscale, di introdurre anche a San Marino l’IVA.
San Marino 21 giugno 2010/1709 d.F.R.
L’Europa è il nostro mercato naturale di riferimento.
Non tutti gli stati europei sono membri dell’Unione Europea e vi sono diverse possibilità di partnership.
Una di queste è l’adesione allo Spazio Economico Europeo.
Già da tempo il Liechtenstein, la Norvegia e l’Islanda vi hanno aderito.
Questa adesione comporta l’adeguamento ad una serie di norme che garantiscano le quattro libertà: la libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali.
Per alcuni paesi sono state ammesse delle deroghe parziali.
E’ questa probabilmente l’unica strada praticabile da San Marino nell’ambito di un programma di progressivo avvicinamento all’Unione Europea.
Nulla di nuovo.
L’obiettivo di armonizzare le normative nazionali è principalmente quello di tutelare gli attori di un mercato di circa 400.000 consumatori.
Già oggi le aziende sammarinesi che operano nel mercato europeo devono adempiere ad una serie di norme e di certificazioni regolamentate da direttive comunitarie.
Indispensabile diventa quindi parlare la stessa lingua in termini di regolamenti e norme.
Non solo è necessario e di fondamentale importanza controllare che ciò avvenga all’interno del Paese, ma è indispensabile creare gli enti e gli organismi che garantiscano all’Europa che ciò avvenga.
L’adesione allo Spazio Economico Europeo è sicuramente l’occasione per riequilibrare e recuperare i rapporti con l’Italia.
In tale ottica di adeguamento alle normative europee è giunto il momento di valutare l’opportunità, in ambito fiscale, di introdurre anche a San Marino l’IVA.
Ciò con l’intento di prevenire il ripetersi delle cosiddette frodi carosello.
Riaffermeremmo la nostra sovranità fiscale e, avendo tutto l’interesse a combattere i fenomeni evasivi anche nei confronti dei paesi nostri partner, riporteremmo un po’ di ordine in casa nostra.
A beneficio anche delle fiacche casse dell’erario sammarinese.
Perchè Dazibao? Tale termine significa letteralmente: giornale murale a grandi caratteri, appeso in Cina in speciali bacheche pubbliche per permetterne la lettura a tutti. I dazibao si differenziano dai giornali per il fatto di essere scritti a mano in caratteri grandi, facilmente leggibili. E’ con questo strumento che la costituzione cinese garantiva il diritto di scrivere ed attaccare dazibao personali, considerati un'importante forma di democrazia rivoluzionaria. Non si poteva ricoprire o strappare un dazibao senza il consenso dell’autore. SM Dazibao - SM大字报 - Punti DI Vista dalla Repubblica di San Marino: è con queste poche sillabe, dense però di significato, che comincio, sotto forma di blog, la pubblicazione di questo moderno dazibao virtuale. Sarà una rubrica a cadenza settimanale che pubblicata il lunedì di ogni settimana, darà il proprio Punto DI Vista su un argomento di interesse, non necessariamente politico od economico. Il blog poi è uno strumento che permette di confrontarsi con i lettori e di ricevere contributi dagli stessi.
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