mercoledì 27 giugno 2012
La resa dei conti
Solo noi, uomini di buona
volontà, non compromessi con i “poteri forti”, possiamo essere i nostri
cavalieri bianchi, che con umiltà e un forte senso unitario possiamo rinnovare
una “Respublica” faro di libertà e indipendenza in un mondo globalizzato che la
libertà la sta perdendo piano piano.
San Marino, 27 giugno 2012/1711
d.F.R.
Il tempo
della resa dei conti sembra oramai arrivato.
Sia
internamente, in quelle che sono state le scaramucce tra le forze politiche e i
loro rappresentanti, sia nei rapporti con l’Italia.
Le
accuse con annessa prova documentale, mosse dal movimento Per San Marino nei
confronti del gotha politico sammarinese che ci ha sino a oggi governato, sono
impetuose, travolgenti e hanno dato modo alla cittadinanza di riflettere
seriamente su come gli interessi personali possano prevalere su quelli comuni.
Queste
rivelazioni, stando a quello che dice il movimento Per San Marino, non sono che
l’inizio di una stagione di “corretta” informazione alla popolazione.
Ce ne
sarà da discutere parecchio.
In
verità quello che s’incomincia a mettere al centro della discussione politica
sammarinese è la questione morale, del rinnovamento della classe politica e
delle idee su come affrontare il futuro.
Altri
movimenti sono nati quali la Rete, il Mics unitamente a gruppi di persone che si sono
costituiti promotori di quesiti referendari quali quello per l’adesione
all’Unione Europea e quello dei quindici anni come termine massimo per la
permanenza in Consiglio Grande e Generale da parte di un Consigliere.
Anche
all’interno degli stessi partiti, regna una grande insofferenza da parte dei
giovani verso la vecchia classe dirigente.
Resa dei
conti che sta avvenendo in un momento del “tutti contro tutti” e per la quale
stanno dando un contributo importante anche le Organizzazioni Sindacali che,
con grande senso di responsabilità, stanno fomentando divisioni e uno scontro
sociale che la Repubblica non ha conosciuto dal dopoguerra a oggi.
Tutto
questo mentre il Paese si avvicina sempre di più all’orlo di un baratro che non
lascia presagire nulla di buono.
Sul
fronte dei rapporti bilaterali con l’Italia, nonostante la firma dell’agognata
Convenzione e degli accordi collegati alla stessa, i segnali di ritorno continuano
a essere fortemente negativi.
Sembra
che il cerchio si stia chiudendo intorno a tutti quelli che hanno pensato di
appoggiarsi al nostro sistema economico finanziario.
Non
importa se hanno scudato o meno, non importa se l’hanno fatto in maniera
trasparente o meno ufficiale.
Rimane
il fatto che ogni tipo di operazione effettuata da o verso San Marino è
dall’Italia monitorata verificata ed eventualmente sanzionata.
E
purtroppo ogni giorno ne è tirata fuori una dalla nostra controparte, come a
volerci ricordare che non è cambiato nulla se non siamo noi stessi i primi a cambiare.
In
questa situazione non esistono cavalieri bianchi, pronti a salvarci.
Non
esistono uomini miracolosi che possano dall’oggi al domani rimediare a questa
situazione oramai divenuta insostenibile.
Solo noi,
uomini di buona volontà, non compromessi con i “poteri forti”, possiamo essere
i nostri cavalieri bianchi, che con umiltà e un forte senso unitario possiamo
rinnovare una “Respublica” faro di libertà e indipendenza in un mondo
globalizzato che la libertà la sta perdendo piano piano.
Alberto
Rino Chezzi
Nel riquadro:
“Natura Morta” – 1998 – Ciaccaezetazetai – cera su carta – cm 70 x 55 –
courtesy EC Foundation
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Politica
lunedì 18 giugno 2012
Grazie mille!
Forse la proposta migliore è quella di un ringraziamento pubblico e collettivo a questa classe politica, per averci fatto star bene soprattutto dal punto di vista economico.
Ora, è però arrivato il momento di cambiare.
San Marino, 18 giugno 2012/1711 d.F.R.
E’ orami evidente a tutti i cittadini sammarinesi che la politica fa di tutto pur di non rinnovarsi. Continua imperterrita nel teatrino che tanta prosperità fino ad oggi le ha portato.
Magari a spese della democrazia in primis e della cittadinanza poi.
Poiché il rinnovamento del Paese, anche e soprattutto nei valori e nelle coscienze, deve necessariamente ripartire dalla politica.
Se questa è la prima a non volersi rinnovare, come si potranno gettare le basi per un futuro diverso?
Arrivare a una richiesta di referendum, quello della limitazione a quindici anni del consiglierato, tanto per intenderci, la dice lunga sulle reali volontà dei partiti e dei sessanta consiglieri che ora siedono in Consiglio Grande e Generale.
E’ un po’ come la storiella che domanda: quante gambe ha una mucca? Quattro è normalmente la risposta. E se ne alza una? Tre è normalmente la risposta. La mucca ne ha sempre quattro indipendentemente dal fatto che ne alzi o no una.
Ecco con la politica ci ritroviamo nella stessa situazione.
Ogni tanto alzano una gamba ma le logiche sottostanti alle azioni, anche politiche, sono sempre le stesse.
Immutabili nel tempo.
Forse l’accostamento all’alzata di gamba può sembrare ingiusto, forse non è solo la politica ad alzare la gamba ma l’intero Paese.
Purtroppo per noi è però dalla politica che dobbiamo ripartire, perché in democrazia questa è imprescindibile.
Che per cambiare sia veramente necessario riconvocare l’Arengo?
Eppure sarebbe tutto così semplice per rinnovare la politica.
Sarebbe più che sufficiente un codice di autoregolamentazione in chiave etica adottato all’interno dello stesso partito così come fanno, senza scandalo di nessuno, nei grandi paesi dell’Europa, nella quale molti di noi bramano entrare con grande impazienza.
Sarebbe più che sufficiente che uno sparuto ma ben determinato gruppo di Consiglieri, proponesse un’iniziativa legislativa in tal senso, magari facendo proprio il quesito referendario.
Potrebbero avvenire delle piacevoli sorprese in sede di votazione, così come già successo nel limitare temporalmente l’attività dei Segretari di Stato a dieci anni.
Forse la proposta migliore è quella di un ringraziamento pubblico e collettivo a questa classe politica, per averci fatto star bene soprattutto dal punto di vista economico.
Ora, è però arrivato il momento di cambiare.
Se non l’hanno ancora, capito forse qualcuno glielo deve spiegare.
Alberto Rino Chezzi
http://www.smdazibao.blogspot.com/
Nel riquadro: "Psychologist" - 1999 - Ciaccaezetazetai - olio su tela - cm 150 x 100 - courtesy EC foundation
Ora, è però arrivato il momento di cambiare.
San Marino, 18 giugno 2012/1711 d.F.R.
E’ orami evidente a tutti i cittadini sammarinesi che la politica fa di tutto pur di non rinnovarsi. Continua imperterrita nel teatrino che tanta prosperità fino ad oggi le ha portato.
Magari a spese della democrazia in primis e della cittadinanza poi.
Poiché il rinnovamento del Paese, anche e soprattutto nei valori e nelle coscienze, deve necessariamente ripartire dalla politica.
Se questa è la prima a non volersi rinnovare, come si potranno gettare le basi per un futuro diverso?
Arrivare a una richiesta di referendum, quello della limitazione a quindici anni del consiglierato, tanto per intenderci, la dice lunga sulle reali volontà dei partiti e dei sessanta consiglieri che ora siedono in Consiglio Grande e Generale.
E’ un po’ come la storiella che domanda: quante gambe ha una mucca? Quattro è normalmente la risposta. E se ne alza una? Tre è normalmente la risposta. La mucca ne ha sempre quattro indipendentemente dal fatto che ne alzi o no una.
Ecco con la politica ci ritroviamo nella stessa situazione.
Ogni tanto alzano una gamba ma le logiche sottostanti alle azioni, anche politiche, sono sempre le stesse.
Immutabili nel tempo.
Forse l’accostamento all’alzata di gamba può sembrare ingiusto, forse non è solo la politica ad alzare la gamba ma l’intero Paese.
Purtroppo per noi è però dalla politica che dobbiamo ripartire, perché in democrazia questa è imprescindibile.
Che per cambiare sia veramente necessario riconvocare l’Arengo?
Eppure sarebbe tutto così semplice per rinnovare la politica.
Sarebbe più che sufficiente un codice di autoregolamentazione in chiave etica adottato all’interno dello stesso partito così come fanno, senza scandalo di nessuno, nei grandi paesi dell’Europa, nella quale molti di noi bramano entrare con grande impazienza.
Sarebbe più che sufficiente che uno sparuto ma ben determinato gruppo di Consiglieri, proponesse un’iniziativa legislativa in tal senso, magari facendo proprio il quesito referendario.
Potrebbero avvenire delle piacevoli sorprese in sede di votazione, così come già successo nel limitare temporalmente l’attività dei Segretari di Stato a dieci anni.
Forse la proposta migliore è quella di un ringraziamento pubblico e collettivo a questa classe politica, per averci fatto star bene soprattutto dal punto di vista economico.
Ora, è però arrivato il momento di cambiare.
Se non l’hanno ancora, capito forse qualcuno glielo deve spiegare.
Alberto Rino Chezzi
http://www.smdazibao.blogspot.com/
Nel riquadro: "Psychologist" - 1999 - Ciaccaezetazetai - olio su tela - cm 150 x 100 - courtesy EC foundation
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Politica
domenica 10 giugno 2012
Bankor: one nation, one bank
Quello che mi permetto di aggiungere al pensiero dell’amico Bankor è
che un'unica Banca di Stato potrebbe essere partecipata anche dai singoli
cittadini, divenendo così un esempio di grande democrazia economico finanziaria
San Marino
Un’unica banca di Stato.
Un’idea affascinante, quella
proposta da Bankor, e che inizialmente mi aveva lasciato sconcertato ma che
sedimentatasi pian piano mi ha quasi convinto.
I presupposti del ragionamento da
cui parte Bankor sono essenzialmente tre.
Il primo è che lo Stato deve
intervenire sempre più di frequente per salvare questa o quella banca,
direttamente con apporti di capitale o indirettamente con agevolazioni fiscali
o come garante di Banca Centrale prestatore di ultima istanza.
Il secondo è che non abbiamo le
competenze tecniche per gestire una qualche realtà che superi la filiale di una
qualsiasi banca italiana di Rimini centro. Inoltre il nostro sistema bancario e
finanziario è cresciuto all’ombra degli interessi dei soliti noti ed è ricolmo
di parti tra loro correlate e in pieno conflitto d’interessi. Non è possibile
ripulirli, fintanto che gli istituti rimangono nelle stesse mani private che li
hanno sempre posseduti.
Il terzo e ultimo presupposto è
che la nostra immagine in ambito finanziario internazionale è orami talmente
compromessa che possiamo tranquillamente smettere di pensare a una piazza
finanziaria per i prossimi vent’anni.
Quali vantaggi potrebbe portare
un’unica Banca di Stato.
Anche in questo caso i vantaggi
potrebbero essere sostanzialmente tre.
Il primo è che una Banca di Stato
potrebbe dare tutta una serie di garanzie, soprattutto alle istituzioni estere,
anche in materia trasparenza, di lotta al riciclaggio e di lotta alle
organizzazioni malavitose che hanno piantato le loro radici nel nostro piccolo
e a questo punto indifeso Paese. Potrebbe essere un’operazione di recupero d’immagine
così come fatta all’epoca con il Consorzio dei vini, con un marchio registrato
e tutelato dal nostro Stato. L’attività di vigilanza sarebbe fatta direttamente
dalla stessa su tutte le operazioni e transazioni effettuate in territorio
sammarinese.
Il secondo è che una Banca di
Stato potrebbe meglio gestire le risorse sia in termini di liquidità a favore
del sistema e garantire maggiormente i risparmiatori, soprattutto quelli
sammarinesi che hanno avuto il coraggio di lasciare i lori risparmi all’interno
del nostro territorio.
Il terzo infine è che una Banca
di Stato potrebbe avvalersi di alte competenze anche esterne, che esulino da
una mera e semplice spartizione di cariche e di lobby di potere, dando anche
una serie di opportunità finanziarie legate al nostro territorio agli
investitori esteri che in questo momento non hanno.
Quello che mi permetto di
aggiungere al pensiero dell’amico Bankor è che un'unica Banca di Stato potrebbe
essere partecipata anche dai singoli cittadini, divenendo così un esempio di
grande democrazia economico finanziaria .
La stessa banca potrebbe anche
emettere per conto dello Stato una moneta sammarinese, creando così la base
monetaria indispensabile per compiere tutti gli investimenti in infrastrutture
per far uscire il Paese dalla crisi e divenire così potente motore di sviluppo
per tutta la realtà economica del Paese.
Utopia?
Non proprio, tenuto conto anche
delle ultime teorie in materia monetaria, oramai accreditate anche a livello
internazionale quali ad esempio quella della Teoria Monetaria Moderna
dell’economista Warren Mosler.
Probabilmente vale la pena di
rifletterci sopra.
Alberto Rino
Chezzi
Nel riquadro: “IL SE’ MIGLIORE” – 2004 –
Ciaccaezetazetai – olio su tela – cm 300 x 250 – courtesy of Ec Foundation
lunedì 4 giugno 2012
Tutto ok, tutto a posto
Il Paese in grande difficoltà non ha molto di che gioire dalla firma dell’accordo
con l’Italia, se non per il fatto che ha ora la possibilità di riformarsi nel
profondo per affrontare con dignità e coraggio il futuro.
San Marino 4 giugno 2012/1711 d.F.R.
La prossima settimana, mercoledì
13 giugno del 1711 dalla fondazione della Repubblica, si firmerà con l’Italia
il tanto agognato accordo contro le
doppie imposizioni.
Questa volta è vero, l’annuncio è
arrivato direttamente dall’ambasciatore italiano in San Marino Giorgio Marini.
Sembra che entro fine anno questo
ci permetta di uscire dalla black list.
Rimangono comunque ancora aperte
le problematiche sull’esterovestizione e sulla stabile organizzazione.
In molti cominciano già a tirare
un grande sospiro di sollievo, soprattutto nel mondo politico e già si
preparano per una campagna elettorale che sembra avvicinarsi sempre di più.
Vi sono tutti i presupposti, da
parte delle figure “importanti” del Paese, per riprendere nelle mani, direttamente
o indirettamente da posizioni di potere, la vita economica e sociale della
nostra piccola Repubblica.
Si potrebbe dire che finalmente è
tutto ok, tutto è a posto.
Possiamo riprendere a sperare in
un futuro prospero e radioso.
Peccato però che il Paese sia in
uno stato comatoso e sia da riformare nel profondo.
Le nostre ambizioni da
“superpotenza” sono state azzerate con una forte limitazione della sovranità
senza precedenti nella nostra storia.
Se vogliamo sopravvivere, ci hanno
fatto capire, ci dobbiamo adeguare ai dettami e voleri del nostro grande e
potente vicino.
Il sistema politico dei partiti,
che non è in grado di garantire un rinnovamento d’idee e di persone, soffre d’importanti
deficit di democrazia.
Il sistema economico e finanziario
è ridotto ai minimi termini ed è completamente da ripensare, anche in funzione
agli impegni che scaturiranno dagli accordi con l’Italia.
Il livello di disoccupazione è
altissimo, i nostri giovani devono seriamente pensare a cercarsi nuove
opportunità fuori dai confini.
Il comparto imprenditoriale è
stato a sua volta decimato e non riesce più a ritrovare le condizioni operative
vantaggiose che aveva solo poco tempo fa.
Non raggiungiamo l’autosufficienza
in nessun settore, sia che parliamo di utility che di risorse umane.
Il Paese in grande difficoltà non
ha molto di che gioire dalla firma dell’accordo con l’Italia, se non per il
fatto che ha ora la possibilità di riformarsi nel profondo per affrontare con
dignità e coraggio il futuro.
Alberto Rino Chezzi
Nel riquadro:
"Vistagiardino" - 1998 - Ciaccaezetazetai - olio su tela - cm 60 x 50
- courtesy EC foundation
lunedì 28 maggio 2012
Unità e Rinnovamento
Sarebbe bene, che
tutte le forze politiche facessero propria questa problematica, che avrebbe
anche ricadute importanti sull’altra grande questione che sta investendo il
Paese.
La questione morale.
San Marino 28 maggio
2012/1711 d.F.R.
La proposta referendaria per limitare a quindici anni, ossia
tre legislature piene, il mandato consigliare è la testimonianza del profondo
disagio in termini democratici che sta vivendo non solo il Paese ma anche e
soprattutto gli stessi partiti.
Già si levano i primi scudi contro questa legittima
iniziativa, ove si paventano presunti aspetti d’incostituzionalità o peggio
ancora d’ingiustificata limitazione all’elettorato passivo.
Tutto questo non può essere considerato però un tabù, anche
a seguito di una veloce analisi dell’anzianità di servizio degli attuali membri
del nostro Consiglio Grande e Generale.
La problematica investe non solo gli aspetti di democrazia
del Paese, ma in prima battuta quelli di democrazia interna agli stessi partiti.
Senza andare lontano, nella vicina Italia, già diverse forze
politiche hanno adottato un codice etico interno ove è espressamente prevista
la non rieleggibilità dopo tre legislature, del proprio tesserato, come
candidato alle elezioni politiche del partito stesso.
Il Partito Democratico in Italia ne è un esempio.
Sarebbe bene, che tutte le forze politiche facessero propria
questa problematica, che avrebbe anche ricadute importanti sull’altra grande
questione che sta investendo il Paese.
La questione morale.
Il quesito referendario perciò, potrebbe essere fatto
proprio da tutte le forze politiche con un forte intento unitario, da
esprimersi con un’iniziativa di legge in Consiglio Grande e Generale.
Se questa iniziativa fosse poi accompagnata da un codice di
autoregolamentazione etico dei partiti stessi, sarebbe un forte segnale di
recupero di rapporto democratico e di credibilità con la cittadinanza.
In ogni caso il quesito referendario, potrà forse non essere
lo strumento più adatto in questo momento, ma va comunque appoggiato poiché
portatore di un maggiore valore aggiunto in termini di democrazia e trasparenza
nel Paese.
Alberto Rino
Chezzi
Nel riquadro: "Il monte Titano" -
1996 - Ciaccaezetazetai - litografia - cm 32 x 47 - courtesy EC foundation
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Politica
domenica 20 maggio 2012
Nuove relazioni
Il banco di prova
sarà la capacità di tendere una mano alla controparte per individuare nuove
forme di relazioni industriali che vadano a sbloccare una situazione oramai
ingessata e fortemente anacronistica.
San Marino, 21 maggio
2012/1711 d.F.R.
Viso acqua e sapone, occhi sorridenti, sguardo attento e
intelligente. Emanuel Colombini, trentaquattro anni è il nuovo presidente
dell’Associazione Nazionale dell’Industria Sammarinese.
Succede a Paolo
Rondelli , che per tre anni ha guidato l’associazione in un
momento di grande difficoltà per il Paese e per le sue imprese.
Black list, estero vestizione, impicci burocratici con le
dogane e con l’ufficio industria, la mancata attivazione del parco tecnologico
e scientifico, le non risposte della politica nostrana, la pesante crisi
finanziaria che ha colpito l’Europa.
La presidenza dell’ANIS, sotto la guida di Paolo Rondelli , non ha
fatto che lanciare messaggi, proposte, provocare la politica e le organizzazioni
sindacali affinché prendessero coscienza della gravità della situazione.
Affinché fosse imboccata la strada della trasparenza per
favorire una definizione veloce degli accordi contro le doppie imposizioni, la
cui mancata sottoscrizione ha penalizzato fortemente le imprese sammarinesi.
Affinché fosse definita tutta la problematica fiscale
inerente l’estero vestizione e la presunzione di stabile organizzazione.
Per una pubblica amministrazione leggera, efficiente e non
politicizzata.
Un triennio vissuto in un mare di problemi per le nostre
aziende.
Lo testimonia la chiusura di tante imprese e il pesante
ricorso agli ammortizzatori sociali, utilizzati il più delle volte per
questioni di mera sopravvivenza.
Un triennio che ha però visto una contrapposizione forte con
le Organizzazioni Sindacali, che hanno avuto il loro bel da fare per fronteggiare
la perdita di tanti posti di lavoro.
In un momento di grande difficoltà per il nostro Paese è
mancato tra gli imprenditori e i lavoratori non solo il dialogo, ma anche e
soprattutto quell’unione d’intenti che permettesse di affrontare nella migliore
maniera, questo difficile momento per il comparto economico sammarinese.
La richiesta di un referendum per reintrodurre inutili e
dannosi automatismi e gli effetti distorsivi con le conseguenti inefficienze
della Pubblica Amministrazione ne sono la tangibile conseguenza.
Sarebbe opportuno eliminare dal vocabolario delle relazioni
industriali tra associazioni imprenditoriali e sindacali la parola
“contrattazione” per introdurre invece la parola “collaborazione”.
La crisi economico finanziaria che il mondo sta affrontando
non è passeggera ma profonda e strutturale. Andrà a incidere in maniera pesante
anche sui modelli sociali e politici di tutti i paesi Per le risposte che
dovranno essere dati ai tempi cupi che arriveranno, serve collaborazione, unità
d’intenti, il pensare modelli di convivenza e di relazione diversi da quelli
che ci hanno governato dal dopoguerra a oggi.
Le associazioni imprenditoriali devono prendere coscienza
della funzione e delle valenze sociali che hanno le imprese per il tessuto e il
contesto in cui sono inserite.
Si va evidenziando una forte responsabilità sociale da parte
delle imprese, per il lavoro e la ricchezza che creano ma anche e soprattutto
per i comportamenti che tengono nel rispetto delle leggi sia sammarinesi sia
internazionali.
Al contempo le organizzazioni sindacali devono rendersi
conto che nell’attuale fase di emergenza è indispensabile difendere in primis
il lavoro, che è quello che poi interessa ai lavoratori.
Non ha più senso una profonda rigidità nell’erigersi a
paladini e difensori di diritti di un mondo che non esiste più. Si è creata per
assurdo una pletora di categorie di lavoratori organizzati in caste sul modello
indiano. Quelli del pubblico impiego, che non saranno mai licenziati ma neppure
censurati se i comportamenti non sono legittimi, che convivono insieme ai
precari. Nel privato ove convivono i lavoratori residenti con i frontalieri.
La nomina alla guida della più importante associazione di
categoria imprenditoriale sammarinese, di un giovanissimo e preparato
imprenditore, è già di per sé un forte segnale di rinnovamento sul quale sono
poste le attese non solo degli stessi imprenditori ma di tutto il sistema
economico sammarinese.
Il banco di prova sarà la capacità di tendere una mano alla
controparte per individuare nuove forme di relazioni industriali che vadano a
sbloccare una situazione oramai ingessata e fortemente anacronistica.
Alberto Rino
Chezzi
Nel riquadro: “TEOREMA SCP” – 1999 – Ciaccaezetazetai – olio
su denim – cm 100 x 100 – courtesy of Ec Foundation
lunedì 14 maggio 2012
La nouvelle politique
Vertici istituzionali che non funzionano come dovrebbero invece fare,
con scarsa collaborazione anche sulle problematiche più banali.
La libertà d’informazione sempre più censurata e imbavagliata.
Come se nel Paese non si dovesse sapere nulla sull’effettiva situazione
che stiamo attraversando.
Sulla sua gravità.
San Marino 14 maggio 2012/1711 d.F.R.
Quanto
fatto dal governo nei quasi quattro anni di legislatura è, sotto l’evidenza di
tutti, veramente poco.
Deludente.
Ancora più deludente è tutto
quello che invece non è stato fatto.
Il Paese ha perso in questi anni
il treno più importante: quello di riformarsi e rinnovarsi nel profondo.
Per meglio attrezzarsi in un
mondo impazzito, globalizzato e profondamente trasformato da una finanza senza
regole che in pochissimo tempo è in grado di distruggere economie di grandi
Paesi.
Ci ritroviamo nel mezzo di una
guerra finanziaria – perché è così che oggi si fanno le guerre – ove
l’obiettivo principale è far cadere rovinosamente l’euro.
Così come ha fatto l’Italia nei
nostri confronti.
Le è stato sufficiente chiudere i
rubinetti dai quali dipendevamo e isolare la nostra tanto
decantata piazza finanziaria.
Ci ritroviamo allo sbando, in
attesa ancora che sia firmata la convenzione con l’Italia, pensando a questo
come la panacea di tutti i nostri problemi.
Ci ritroviamo smarriti, pensando
che un improbabile ingresso nell’Unione Europea, saltando così l’Italia, ci
porti fuori dai problemi che ci stanno piombando addosso.
Ci ritroviamo ancora a
confrontarci con i vecchi e nuovi marpioni della politica nostrana, che
pensando di essere “buoni” per tutte le stagioni, sono tutti in prima fila in
attesa di rimontare su un cavallo che non è più un cavallo ma un affaticato
ronzino.
Esattamente come questi l’hanno
trasformato.
Si ha l’impressione che tutto
stia finendo in una gran cagnara.
Se vi è una parola che sembra
essere vuota di significato, è quella della “trasparenza”.
Lo spreco nella pubblica
amministrazione continua imperterrito a farla da padrone, esclusivamente figlio
della politica, che ne ha sempre fatto utilizzo per crearsi il consenso
necessario al proprio mantenimento.
Vertici istituzionali che non
funzionano come dovrebbero invece fare, con scarsa collaborazione anche sulle
problematiche più banali.
La libertà d’informazione sempre
più censurata e imbavagliata.
Come se nel Paese non si dovesse
sapere nulla sull’effettiva situazione che stiamo attraversando.
Sulla sua gravità.
Sulle tante "operazioni di
sistema" che poi in definitiva di sistema non erano.
Su interessi inconfessabili che
portano ancora a mantenere la massima riservatezza sulle operazioni più
importanti.
Soprattutto in ambito bancario e
finanziario.
Siamo talmente trasparenti che
continuiamo a fare in Consiglio Grande e Generale le sedute segrete,
togliendoci, di fatto, anche l’autorità morale per difendere pubblicamente i nostri
interessi.
E’ urgente che tutta la politica,
maggioranza e opposizione, faccia un passo indietro, per riformarsi al proprio
interno in primis.
Per la creazione di una “nouvelle
politique”.
Che i partiti adottino, volenti o
nolenti, un codice etico di comportamento per l’esercizio dell’attività di chi
fa la politica soprattutto se esercitante i diritti doveri che gli derivano
dall’essere Consigliere, Congressista o anche funzionario di partito.
Che sia prodotto un governo
tecnico, con sammarinesi che siano fuori dalla politica attiva, e che oltre ad
avere un minimo di competenze tecniche abbiano all’interno del proprio animo,
quell’atteggiamento e comportamento che in giurisprudenza è chiamato del “buon
padre di famiglia”.
Persone che siano in grado di
curare le profonde ferite che il Paese ha dovuto subire e che talvolta si è
auto inflitto.
Persone che siano in grado di
traghettare il Paese fino a fine legislatura per dar modo alla politica di auto
rinnovarsi, di tornare a progettare e operare “alto” per riformare la nostra
piccola collettività e metterla nelle condizioni di affrontare un oceano che
sarà sempre più in tempesta.
Per una nouvelle politique,
oserei dire quasi rivoluzionaria nei modi e nei contenuti, dalla quale non
possiamo prescindere e senza la quale non possiamo ripartire se non cadendo nel
qualunquismo, nell’antipolitica e nel populismo. Temi e attività queste di
nuovo fine a se stesse.
Alberto Rino Chezzi
Nel riquadro: "Iris" - 2001 - Ciaccaezetazetai -
olio su tela - cm 100 x 100 - courtesy EC Foundation
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