lunedì 27 giugno 2011

Nuovi modelli

Quella dell’”alternativa cooperativistica” non è certamente un’idea nuova, ma va valutata anche alla luce delle importanti esperienze che si sono fatte in oltre 100 paesi, Stati Uniti, Canada, Italia compresa.




San Marino 27 giugno 2011/1710 d.F.R.


La crisi economica e finanziaria che ha colpito in maniera profonda l’occidente è una crisi strutturale, che incide e inciderà profondamente sui modelli di relazioni economiche, soprattutto dal punto di vista sociale.

Di fatto la classe media, vera ossatura fino ad oggi dello sviluppo economico e sociale di qualsiasi stato democratico, si troverà notevolmente impoverita, con la richiesta di grandi sacrifici per sanare i guasti prodotti principalmente da scellerate scelte fatte dalla politica, a favore delle grandi multinazionali e dei veri centri di potere economico e finanziario.

Il lavoro, sia dipendente che autonomo, sarà sempre meno riconosciuto nel suo valore più profondo, sia come strumento di realizzazione dell’uomo che come fattore di democrazia economica.

In diverse parti d’Europa, Spagna, Grecia, Irlanda, Islanda,. sono già sorti spontaneamente, da parte della popolazione, movimenti di contestazione della leadership politica ed economica che vogliono imporre e comunque imporranno ala popolazione il pagamento del conto di questa crisi.

E’ sotto gli occhi di tutti quello che sta accadendo in nord africa e in diversi paesi arabi, quindi alle porte di casa nostra, ove il bassissimo livello di sussistenza ha scatenato rivolte a catena.

A San Marino la situazione è ancora più complessa in quanto, alle difficoltà oggettive che attraversano gli altri Paesi, vanno sommate anche quelle riguardanti la caduta dei capisaldi che hanno retto la nostra economia fino a poco tempo fa.

Il nostro apparato politico ha prodotto negli ultimi due anni una serie impressionante di leggi, ma per fare come onestamente indicato da De Molli, solo “quello che non si poteva evitare di fare”.

La politica, ha ancora in essere un modo di operare che non risponde più agli interessi del Paese.

I partiti, al governo e non, sono solo un’ombra di quelli che originariamente avevano ideali alti di sviluppo sociale ed economico di San Marino.

Seppure vi siano al loro interno persone di buona volontà e amanti sinceramente in principal modo dello Stato in cui vivono, i partiti sono ancora oggi troppo condizionati dai vecchi “marpioni” della politica che agiscono ancora per interessi personali e per mantenere un potere che è fine a se stesso.

Ecco allora che porre un termine temporale al “consilierato” potrebbe essere utile.

Altra azione da perseguire è quella di incoraggiare, far crescere e tutelare la piccola e piccolissima impresa che offrirebbe posti di lavoro onesti e sicuri ai nostri giovani, soprattutto nell’ambito dei servizi.

Il modello più interessante, anche con l’ottica di sgonfiare il pubblico allargato e di renderlo più efficiente, è quello di riformare l’impianto normativo del sistema cooperativistico.

Quella dell’”alternativa cooperativistica” non è certamente un’idea nuova, ma va valutata anche alla luce delle importanti esperienze che si sono fatte in oltre 100 paesi, Stati Uniti, Canada, Italia compresa.

Alcuni studi hanno poi dimostrato che le cooperative forniscono servizi di pubblica utilità, migliori rispetto a quelli offerti dallo Stato o dalle imprese private lucrative, fornendo allo stesso tempo anche una risposta importante nel sociale.

Nelle cooperative, in taluni casi, il controllo dei servizi può essere affidato agli stessi utenti, che pertanto possono contare sul fatto che il “prodotto” risponde ai loro bisogni.

Nella sola Italia, opportunamente modificata e migliorata la normativa, talune categorie di cooperative, sono nell’ambito del privato, già un esempio di equa alleanza tra capitale e lavoro, tra piccolissimi imprenditori e lavoratori dipendenti.

In definitiva lo scopo delle cooperative, è sia sociale che economico e ciò corrisponde alla funzione più importante del settore pubblico, che è di equilibrare lo sviluppo socio-economico con l‟interesse pubblico.

La leva fiscale che sarà utilizzata nell’imminente riforma, non deve essere perciò finalizzata esclusivamente per favorire insediamenti economici produttivi d’imprese che intravedono in questo un beneficio immediato ma che, così come investono potrebbero anche disinvestire altrettanto velocemente.

La riforma fiscale dovrà essere necessariamente considerata anche come strumento, per incentivare nuovi modelli di relazioni economico e sociali a favore della comunità che vive in questo Paese.


Alberto Rino Chezzi


www.smdazibao.blogspot.com


Nel riquadro: “TEOREMA SCP” – 1999 – Ciaccaezetazetai – olio su denim – cm 100 x 100 – courtesy of Ec Foundation

lunedì 20 giugno 2011

Edonismo e smania di potere

L'allarme lanciato dal sommo Pontefice durante la visita alla nostra Repubblica, mette in rapporto la crisi per il lavoro e l'affermarsi di un potere privo di moralità.





San Marino 20 giugno 2011/1710 d.F.R.


La visita del Papa in San Marino termina una settimana che ha visto succedersi una serie di avvenimenti interessanti.

A partire dal San Marino Forum 2011, nel quale Valerio De Molli managing partner Ambrosetti – The European House, interviene offrendoci una chiave di lettura sincera e possibilmente oggettiva sul nostro Paese. Evidenzia come vi sia una mancanza di visione del futuro accompagnata da un abbassamento della reputazione all’estero. Tra i punti di forza indicati: la sovranità e il senso di appartenenza dei suoi cittadini e residenti. Particolare questo che mostra come l’attaccamento al proprio Paese di migliaia di sammarinesi, non possa essere che un nostro punto di forza. Molta attenzione, evidenzia sempre De Molli, si dovrà prestare alla tenuta del sistema economico unitamente alla gestione dei conti pubblici. Grandi potenzialità sono state individuate nel settore del turismo individuando nell’imposta sui servizi un volano e un moltiplicatore per il rinnovo delle strutture orami quasi tutte obsolete. Nel rapporto si evidenzia come la piazza finanziaria non sia più credibile perché non esiste massa critica. Ecco in definitiva tutti gli ingredienti della ricetta per la nuova San Marino del futuro: una cabina di regia trasversale,riposizionare le attività economiche, avere un piano strategico, porre la visione del futuro al centro delle trattative, produrre una profonda riforma dello stato, lavorare a fondo sulla reputazione del Paese. Notevole spazio ha trovato la possibilità di realizzazione a breve del Parco Scientifico Tecnologico. Grande merito è stato riconosciuto al Rettore Prof. Giorgio Petroni che si sta prodigando in tutti i modi affinché, con il contributo importante della nostra Università, si possa attivare quanto prima un Parco che possa attrarre imprese, lavoro, ricerca e opportunità anche per i nostri giovani.

Il secondo avvenimento è stato il conseguimento di un altro importante tassello per la chiusura della vicenda Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino e il gruppo Delta. Dopo il commissariamento dell’holding bolognese, è arrivata l’adesione di quasi tutte le circa 100 banche creditrici al piano di rientro loro proposto e messo a punto dai commissari nominati da Banca d'Italia. Per il via definitivo, non resta che aspettare l’approvazione del piano da parte del Tribunale di Bologna. Per la Cassa di Risparmio di San Marino si apre così la fase del rilancio, che passa anche per l'aumento di capitale da 150 milioni previsto per il mese di settembre. E’ questa una notizia importante per l’intero comparto bancario sammarinese, che vede così rientrare in una piena operatività e a supporto dell’intero sistema economico la prima banca della Repubblica. Mister One (Tito Masi, N.d.R.) ce l’ha fatta, anche se in un futuro non troppo lontano si dovrà capire, per giustizia di verità, cos’è effettivamente successo e perché.

Infine la visita del Papa e le parole pronunciate per la nostra piccola comunità, ci hanno voluto indicare come, l’edonismo e la smania di potere, creano difficoltà e ostacoli, anche allo sviluppo economico e non solo spirituale dell’uomo. Questi vengono a intaccare e ottenebrare le menti.

L'allarme lanciato dal sommo Pontefice durante la visita alla nostra Repubblica, mette in rapporto la crisi per il lavoro e l'affermarsi di un potere privo di moralità.
Sono parole sulle quali noi, prima di tutto come cittadini che come fedeli, dovremmo riflettere tenuto conto di quello che ci siamo ritrovati ultimamente.


Alberto Rino Chezzi


www.smdazibao.blogspot.com


P.S. La smania di potere si combatte anche nello scegliere di limitare temporalmente il “Consilierato” e gli incarichi pubblici per una nuova etica della politica.

Nel riquadro: “CUOREINFRANTO” – 2003 – Ciaccaezetazetai – olio su denim – cm 100 x 100 – courtesy of Ec Foundation

domenica 12 giugno 2011

Si, noi possiamo cambiare

Quello che serve in questo momento non è la prudenza o la ricerca del consenso ma un grande coraggio.








San Marino 13 giugno 2011/1710 d.F.R.


Due anni e mezzo terribili, gli ultimi, che San Marino ha attraversato nella sua millenaria storia.
Anni questi, segnati da un notevole ridimensionamento del nostro sistema, imposto da forze esterne alla nostra realtà.
Sono state intaccate e stravolte tutte le certezze del Paese con conseguenze importanti per i capisaldi del sistema.
Molte conquiste sociali sono oggi messe a serio repentaglio.
Il sistema economico è a dir poco asfittico.
Nessuno è disposto a far sacrifici o passi indietro.
L’altra metà del Paese, il pubblico impiego, sembra vivere in un altro mondo, quello dei diritti acquisiti ed intoccabili.
Corriamo il rischio di chiuderci a riccio all’interno di una realtà che in definitiva non ha risorse economiche, finanziarie, umane e territoriali.
L’unica che dovremmo avere e che perlomeno hanno sempre avuto i nostri avi è il buon senso.
Il sistema ha comunque fatto notevoli passi in avanti dando risposte e introducendo normative che gli organismi internazionali hanno riconosciuto come risposte serie ai cambiamenti richiesti.
Il cammino intrapreso è però particolarmente duro e per far continuare a percorrerlo c’è la necessità di stare uniti.
Siamo noi ora che dobbiamo cambiare internamente, nelle coscienze, negli obiettivi, rimodellando il sistema che è poi la nostra casa.
Rimodellarlo e non riposizionarlo, il che non è esattamente la stessa cosa.
La grande scommessa che il Paese deve oggi affrontare è un cambiamento radicale al proprio interno, nel sistema economico e finanziario, ma anche nelle coscienze, nel rapporto tra politica e società civile.
Dopo il “ventennio”, periodo questo dove chi ha governato ha curato più gli interessi di parte e non ha ascoltato nessuno, tantomeno le istanze provenienti dal “basso” è ora vitale cambiare.
Ascoltare il “basso” ma senza ricercare il consenso politico a tutti i costi.
Le così dette riforme della pubblica amministrazione, fiscale e previdenziale sono un riposizionamento e non un rimodellamento.
Lo stesso vale per il sistema bancario e finanziario che se vuole internazionalizzarsi non può chiudersi in se stesso riducendosi a due o tre istituti bancari, senza invece aprirsi agli operatori esteri che volessero investire nel nostro sistema.
Aprirsi a operatori di livello e con know how e non a banche che a malapena hanno le dimensioni delle nostre piccole, quelle che vorremmo fossero “cannibalizzate”.
Quello che serve in questo momento non è la prudenza o la ricerca del consenso ma un grande coraggio.
Il coraggio del cambiamento.
P.S. Grande coraggio anche nello scegliere di limitare temporalmente il “Consilierato” e gli incarichi pubblici per una nuova etica della politica.

Alberto Rino Chezzi

www.smdazibao.blogspo.com

Nel riquadro: “PSYCHOLOGIST” – 1999 – Ciaccaezetazetai – olio su tela – cm 100 x 150 – courtesy of Ec Foundation

lunedì 6 giugno 2011

Lo "straniero" e i suoi meriti

Di “stranieri” però, ve ne sono tanti anche nel nostro interno, tra i nostri cittadini, che lavorano in silenzio nella pubblica amministrazione, facendosi carico di responsabilità e ricoprendo indirettamente ruoli che non sono i propri, senza prospettive di carriera, senza indennità. Quelli che chiamo i “veri servitori dello Stato”


San Marino 6 giugno 2011/1710 d.F.R.


La settima scorsa ho avuto modo di conoscere la storia di due lavoratori, persone queste che pur non essendo cittadini sammarinesi, hanno dato il loro contributo professionale alle società per cui lavorano, con grande umiltà, serietà e professionalità. Contributo importante che è stato perciò dato anche al nostro Paese. Storie che vorrei brevemente raccontare. La prima è quella dell’allenatore del San Marino Calcio, Mario Petrone, che il 29 maggio, al termine di una prestazione esaltante contro la Carrarese, ha sfiorato la finale dei play off per il salto di categoria. Mario Petrone ha lambito l’impresa dopo un anno d’intenso lavoro, promuovendo i giovani della squadra, impostando un lavoro fatto di grande professionalità e umiltà. Con le risorse e budget a disposizione, che non sono certamente quelli di un grande club, ma di una squadra che appartiene a una realtà che sta vivendo un momento di grande difficoltà economica. Un professionista “pulito” che lavora in un ambiente, quello del calcio, balzato oggi alle cronache nella vicina Italia, per ben altri motivi. Il secondo è l’ingegner Gian Carlo Venturi, cittadino italiano frontaliero, dipendente della Cotes cui è stata conferita il 2 giugno la stella al merito del lavoro dall’Ambasciatore d’Italia a San Marino Giorgio Marini. Una persona l’ingegner Venturi, di grande umiltà e professionalità, che ha contribuito in maniera importante allo sviluppo dell’azienda per cui lavora. Con un profondo e sincero sentimento di gratitudine per chi l’ha accolto. Questi eventi mi hanno fatto riflettere profondamente sull’importanza che può avere per un Paese il contributo, onesto, professionale, silenzioso, rispettoso della nostra piccola Repubblica, da parte di tanti “stranieri”. Soprattutto in un Paese, San Marino, che ha conosciuto un importante fenomeno di emigrazione dei propri figli in tutto il mondo. Di “stranieri” però, ve ne sono tanti anche nel nostro interno, tra i nostri cittadini, che lavorano in silenzio nella pubblica amministrazione, facendosi carico di responsabilità e ricoprendo indirettamente ruoli che non sono i propri, senza prospettive di carriera, senza indennità. Quelli che chiamo i “veri servitori dello Stato”. Così come vi sono tanti lavoratori autonomi, commercianti e artigiani che da decenni lavorano onestamente, in silenzio e in umiltà, rispettosi delle leggi e producendo nello stesso tempo ricchezza per il Paese. A tutti questi “stranieri” non è mai stato detto un grazie, non si è mai riconosciuto il loro contributo a uno sviluppo sano della nostra piccola realtà. Sarebbe stato meglio, invece di licenziare leggi che discriminano, e quindi promuovono divisioni, tra frontalieri e residenti, tra dirigenti e impiegati, tra pubblico e privato, fare una piccola legge che riconoscesse il lavoro, quello vero, e non il facile guadagno, come fattore base dello sviluppo del nostro Paese. Che riconoscesse, in definitiva, anche i meriti di chi silenziosamente e onestamente ha dato e dà il proprio contributo a uno sviluppo sano di San Marino.

Alberto Rino Chezzi

www.smdazibao.blogspot.com

Nel riquadro: “IL SE’ MIGLIORE” – 2004 – Ciaccaezetazetai – olio su tela – cm 300 x 250 – courtesy of Ec Foundation

domenica 29 maggio 2011

La festa è finita

Una riforma, quella fiscale, che deve mettere al centro l’equità e la famiglia deve essere equa per tutti i contribuenti, perché i redditi sono tutti uguali e tutelare tutte le famiglie, indipendentemente dalla categoria economica di appartenenza. Soprattutto quelle in difficoltà.





San Marino 30 maggio 2011/1710 d.F.R.


Lo sciopero del 26 maggio indetto dalle organizzazioni sindacali aderenti alla CSU, è la consacrazione definitiva della rottura degli equilibri fondati sul benessere diffuso.

Una rottura forzata però in chiave politica, con l’identificazione precisa dei colpevoli dell’attuale grave crisi economica in cui versa il Paese - ANIS, banche e politica - e con l’individuazione di chi deve pagare il conto per mantenere il nostro sistema: ossia lavoratori autonomi, piccoli imprenditori e industrie.

Coloro che in definitiva hanno sempre eluso ed evaso a dire delle Organizzazioni Sindacali.

Questo è un falso ideologico.

Più che una ricerca di unità d’intenti con le forze economiche e politiche del Paese, quella della CSU, è una chiara dichiarazione di guerra che fomenta un pericoloso scontro sociale con il manifesto intento di tassare non più in base al reddito o al patrimonio ma in funzione della categoria economica di appartenenza.

Non sembra però essere questa la strada per raggiungere l’equità sociale, giustamente reclamata dai lavoratori dipendenti ma non solo da questi.

Una riforma, quella fiscale, che deve mettere al centro l’equità e la famiglia deve essere equa per tutti i contribuenti, perché i redditi sono tutti uguali e tutelare tutte le famiglie, indipendentemente dalla categoria economica di appartenenza. Soprattutto quelle in difficoltà.

Con un’attenzione particolare alla difesa dei posti di lavoro che non può non prescindere dalla tutela delle imprese e delle realtà imprenditoriali anche piccole che poi sono le stesse che lo garantiscono.

Le imprese sono un bene collettivo, un bene sociale da salvaguardare e incentivare.

Un importante fattore e strumento di democrazia economica.

In particolar modo quelle piccole ivi compresi i lavoratori autonomi.

E’ il momento di ritrovare una comunione d’intenti una sorta di patto e di alleanza, più che una divisione tra quelli che in definitiva sono tutti lavoratori.

Rammentando il fatto che la Società Unione Mutuo Soccorso fu costituita da operai e artigiani.

L’intento deve essere anche quello di risolvere l’equazione oramai deleteria: PA gonfiata e ben pagata = maggiori imposte per tutti i cittadini.

La lobby più potente a San Marino è quella del pubblico impiego e non sicuramente quella degli imprenditori o dei lavoratori autonomi.

La problematica va perciò affrontata anche a monte non solo a valle.

Che sia la creazione di Enti Autonomi, di privatizzazioni dei servizi non essenziali, di riduzioni d’indennità inutili, o di far pagare servizi prodotti dalla PA non ha importanza.

L’importante è cominciare a mettere a mano a questa problematica non più sostenibile che frena lo sviluppo del Paese e individuare possibili soluzioni.

Anche questo è un modo di percorrere l’equità sociale.

Infine, per i frontalieri, il famigerato art. 56 è iniquo e sacrosanto il loro diritto a non essere discriminati dal punto di vista fiscale, ma si deve prendere atto che, nel momento in cui saranno chiesti a tutti i contribuenti i sacrifici, in ugual misura anche loro dovranno fare la loro parte.

Purtroppo la festa è finita.


Alberto Chezzi


www.smdazibao.blogspot.com



Nel riquadro: “ZIP” – 2003 – Ciaccaezetazetai – olio su denim – cm 100 x 150 – courtesy of Ec Foundation

domenica 22 maggio 2011

Lo sguardo rinnovato

Il cattivo governo si realizza quando l’uomo vive per il bene proprio e questo coincide con l’individualismo e con il vizio. Il buon governo si realizza quando l’uomo vive per il bene comune e questo coincide con il bene della collettività e con la virtù.


San Marino 23 maggio 2011/1710 d.F.R.

La presentazione da parte della professoressa Mariella Carlotti degli affreschi di Ambrogio Lorenzetti sull’Allegoria del Buono e del Cattivo Governo, nell’ambito dell’incontro organizzato dalla Compagnia delle Opere di San Marino, è stato un momento e lo spunto per riflessioni importanti sulla realtà che in questo momento vive il nostro Paese.

La prima riflessione riguarda l’impressionante attualità del messaggio allegorico di un affresco della prima metà del trecento, realizzato in un momento di grande difficoltà per un comune, quello di Siena, che allora come oggi potrebbe assomigliare molto alla nostra piccola realtà statuale.

Il cattivo governo si realizza quando l’uomo vive per il bene proprio e questo coincide con l’individualismo e con il vizio.

Il buon governo si realizza quando l’uomo vive per il bene comune e questo coincide con il bene della collettività e con la virtù.

Su quali fondamenti si basa il buon governo?

L’affresco allegorico del Lorenzetti ritrae la giustizia, il comune di Siena, i cittadini, le forze dell’ordine, la scuola, ecc., che hanno a loro volta come virtù ispiratrici la sapienza divina, generosità, pace, virtù cardinali e virtù teologali.

Queste fondamenta generano coesione, armonia e solidarietà in una comunità a patto che vi sia il rispetto del diritto e della bellezza.

Il diritto inteso non come comando o volontà impositiva così come trasformatosi in epoca moderna, ma come qualcosa che è iscritto nel cuore dall’uomo dalla sapienza di Dio e coerente con la natura delle cose.

Sulla bellezza sicuramente è rimasto impresso ai più dei presenti il fatto che nel trecento a Siena, vi fossero cittadini il cui compito era abbellire la città, tenerla pulita, darle armonia anche con il proprio abbigliamento.

La seconda riflessione riguarda la ricerca della bellezza e il ruolo che l’arte e gli artisti hanno sempre avuto in tutte le comunità e in tutti i tempi.

Negli affreschi del Lorenzetti si riscontra un forte carattere pedagogo a favore non solo dei cittadini ma soprattutto a memoria dei governati.

Chiaramente non essendovi all’epoca la televisione, la radio o i giornali, quello della pittura era l’unico strumento per formare e informare.

La nostra società è oggi invece sovraffollata in termini d’immagini, d’informazioni e di propaganda.

Oggi non sappiamo più guardare.

Non abbiamo, se non l’arte, uno strumento per guardare in modo rinnovato la realtà e il mondo.

L’artista è condannato a vivere la vita anche per gli altri, al posto loro, in qualche misura per verificarla, provarla e masticarla e reinventarla in forma artistica.

Quello dell’arte e degli artisti, anche a San Marino, è un contributo importante che questi possono dare anche per il buon governo della collettività, prendendo coscienza del loro ruolo per il conseguimento del bene comune: una responsabilità per ognuno.

L’approccio alla soluzione dei problemi che affliggono la nostra piccola realtà statuale, buon governo compreso, non può che essere fatto che con uno sguardo rinnovato, libero ma anche responsabile e da parte di tutti.

Come ha detto il Presidente della Compagnia delle Opere Bernhard Scholz nella lettera di saluto inviata “Se ci facciamo determinare dalle condizioni sociali, economiche o politiche non possiamo cambiarle, ma se partiamo da un’esperienza umana che ci rende liberi e responsabili, allora possiamo incidere anche sulla storia, con minore o maggiore efficacia, ma sempre positivamente.”

Alberto Rino Chezzi

www.smdazibao.blogspot.com

Nel riquadro: “TU-TUM” – 2002 – Ciaccaezetazetai – olio su tela – cm 100 x 150 – courtesy of Ec Foundation

lunedì 16 maggio 2011

Zambo e il cavaliere rosso

Quello che più importa però, soprattutto dal punto di vista politico è che la parte cinese ha ribadito il principio dell’uguaglianza tra i Paesi, piccoli o grandi che siano, senza distinzioni di sorta.






San Marino 16 maggio 2011/1710 d.F.R.

La tecnica del cavaliere bianco è usata in finanza come difesa per impedire la scalata ostile di una società da parte di un'altra.

Di fatto è l’intervento di una società amica che interviene finanziariamente a supporto e difesa della società che è oggetto della scalata.

E’ una metafora che ben si addice alle necessità contingenti del nostro Paese.

Purtroppo al momento non s’intravedono cavalieri bianchi all’orizzonte che intervengano per salvarci e supportarci nel superare questo difficilissimo momento.

Fatto salvo che non vi sia l’intenzione chiara ad aprirsi effettivamente agli investitori esteri.

Così come evidenziato anche dal direttore di Banca Centrale Dott. Mario Giannini al seminario “La gestione dei rischi finanziari” dove enuncia le direttrici per rilanciare il sistema finanziario: “attrarre i capitali esteri grazie a un’adeguata fiscalità, alla qualità dei prodotti e a una filiera di servizi a elevato valore aggiunto”.

Ecco allora che il cavaliere bianco può assumere anche colorazioni diverse secondo l’interlocutore.

L’Associazione di Amicizia San Marino Cina e il suo Presidente Gian Franco Terenzi, che riveste anche la carica di Presidente della Commissione Esteri, hanno fatto molto per aprire un importante canale di comunicazione con la Cina.

Nel nostro caso potremmo rinominare e trasformare il Cavaliere Bianco in Cavaliere Rosso.

La Cina è oggi un Paese con liquidità importanti, con un solido apparato industriale e finanziario e un mercato interno in grande espansione.

E’ un grande Paese che, seppure con tutte le sue problematiche e contraddizioni interne, ha sempre mantenuto un posto di primo piano nelle relazioni internazionali e nello sviluppo economico mondiale.

L’allacciamento dei rapporti diplomatici tra San Marino e la Cina risale al 1971.

Nel 2011 l’occasione è stata quella di festeggiare i quarant’anni di relazioni diplomatiche, culturali e di amicizia.

Che cosa è stato fatto e cosa c’è in programma?

Il 6 maggio si è tenuta a Pechino una seduta congiunta delle Commissioni Esteri Sammarinese e Cinese.

Oltre a celebrare i rapporti di consolidata amicizia tra i due Paesi si sono create le condizioni politiche affinché la nostra piccola Repubblica di San Marino possa divenire un affidabile ponte di unione tra Oriente ed Europa.

Lo scopo dell’incontro politico è stato quello di “contribuire in modo determinante all’instaurazione delle condizioni idonee al radicamento e allo sviluppo di quanto mai auspicabili forme di cooperazione economica e commerciale tra le varie realtà - imprenditoriali, bancarie e commerciali – operanti nei nostri due Paesi”.

I due Governi stanno esaminando una possibile convergenza su temi importanti che produrranno nuovi accordi: contro le doppie imposizioni sul reddito, sullo scambio delle informazioni in materia fiscale e infine sulla protezione e promozione degli investimenti.

Quello che più importa però, soprattutto dal punto di vista politico è che la parte cinese ha ribadito il principio dell’uguaglianza tra i Paesi, piccoli o grandi che siano, senza distinzioni di sorta.

Tale visita sarà ricambiata da parte di una delegazione della Commissione Esteri Cinese alla fine del secondo semestre del 2011.

Sicuramente vi sarà anche una missione del nostro Segretario di Stato per gli Affari Esteri in Cina nel prossimo autunno.

Ieri è stata accolta a San Marino una folta delegazione cinese in rappresentanza di ben dieci diverse province della Cina, tra cui Gansu, Henan, Sichuan, Qinghai, Jilin e Shanghai, costituita da autorevoli rappresentanti delle istituzioni pubbliche e politiche, dell’imprenditoria e del turismo.

Ricevuta in udienza dagli Ecc.mi Capitani Reggenti, alla delegazione cinese in seguito è stato illustrato il sistema economico di San Marino da parte del Segretario di Stato all’Industria e di quello alla Cultura, supportati dal Direttore della Camera di Commercio e da un funzionario della Segreteria al Turismo.

Anche la nostra radiotelevisione ha avuto modo di approfondire possibili forme di collaborazione in vista anche dell’inizio a breve delle trasmissioni su due canali satellitari.

Con la sottoscrizione di tutti e tre gli importanti accordi sui quali stanno lavorando i nostri Segretari di Stato, potremo aprirci in modo trasparente e sereno, senza timori d’invasioni di sorta o limitazioni alla nostra sovranità, nel pieno rispetto delle nostre normative e di quelle internazionali.

Un’opportunità per il nostro Paese senza precedenti.

Un’opportunità che non va persa.

Alberto Rino Chezzi

www.smdazibao.blogspot.com

Nel riquadro: “DRAGONFLY” – 2009 – Ciaccaezetazetai – olio su denim – cm 100 x 100 – courtesy of Matilde Chezzi