lunedì 30 aprile 2012

J'accuse

Sovranità limitata la nostra. Siamo oramai guardati a vista e ritenuti completamente inaffidabili anche nell’espressione delle nostre istituzioni interne. Una casta che ha addormentato le coscienze del Paese, dove tutto deve essere sempre un business.

San Marino 30 aprile 2012/1712 d.F.R.

Oramai il tempo è abbondantemente scaduto.
E’ sbalorditiva la persistenza e l’inamovibilità di chi ci ha governato negli ultimi vent’anni.
Una casta inamovibile che, nonostante si sia resa conto di essere oramai un ostacolo al rinnovamento e una presenza ingombrante per i nostri interlocutori esterni, si ostina a non mollare nulla.
Anzi ha già schierato tutte le pedine a sua disposizione nella certezza che il voto alle prossime elezioni li premierà, garantendo loro comunque, quel salvacondotto indispensabile per godersi serenamente la vecchiaia e continuare a salvaguardare inconfessabili interessi.
Una casta che non vuole il rinnovamento, la trasparenza e l’etica nell’azione politica. Che non conosce termini quali “conflitto d’interessi” o “passo indietro”.
Anzi, tutt’altro.
Si aspetta un premio in termini di occupazione ulteriore di “scranni” per lasciare che il nuovo, clone del vecchio, nelle idee e nelle metodologie, avanzi serenamente.
Casta che ha nelle mani i partiti di provenienza ove, non ve n’è uno tra maggioranza e opposizione, che abbia adottato un barlume di codice etico.
Codice che regolamenti internamente, come in molti paesi del mondo civilizzato, i rapporti tra partito e iscritto eletto, in termini di trasparenza, di utilizzo alla luce del sole delle risorse proprie e altrui, dell’evidenziare conflitti d’interessi, ecc.
Una casta che ne ha create altre, occupando ad esempio politicamente la PA ove nella maggior parte dei casi di elevato ci sono solo gli stipendi.
Di responsabilità, concorsi, professionalità, formazione continua, obiettivi, economicità della gestione però non se ne parla, né se né mai parlato negli ultimi anni.
Una casta che non ha avuto il coraggio di intervenire tempestivamente, neanche a livello d’indirizzo politico nell’economia del Paese, permettendo così il proliferare di fenomeni distorsivi che hanno portato recentemente importanti organi di polizia finanziaria ad assistere a una perquisizione che già sono all’ordine del giorno.
Sovranità limitata la nostra.
Siamo oramai guardati a vista e ritenuti completamente inaffidabili anche nell’espressione delle nostre istituzioni interne.Una casta che ha addormentato le coscienze del Paese, dove tutto deve essere sempre un business, dalle banche alle possibili privatizzazioni di aziende alle quali va tolta la parola “autonome”.
Una casta completamente autoreferenziale che si è impegnata solamente a rigirarsi incarichi politici o economici, mantenendo così ben salda la gestione del potere.
Una casta per la quale è arrivato il momento di essere isolata e dalla quale è urgente prendere le distanze.
E’ questo un appello a tutti quelli che fanno politica vera, non compromessi con la casta che, giovani o vecchi, uomini o donne, anche trasversalmente ai singoli partiti, abbiano il coraggio di riportare la politica ai valori alti che l’hanno caratterizzata in passato, acquisendo la leadership nelle singole istituzioni in cui operano e tracciando con rinnovata energia un “nuovo” futuro per il Paese.

Alberto Rino Chezzi



Nel riquadro: “PUNTOCROCE” – 2002 – Ciaccaezetazetai – olio su iuta – cm 100 x 100 – courtesy of Ec Foundation

lunedì 23 aprile 2012

Niente di nuovo sul fronte occidentale


Ci stiamo logorando in attesa di un solo segnale di qualsiasi tipo dell’Italia, che testimoni l’antica amicizia che lega i due Paesi. Ma non sembra accadere nulla, tutt’altro, niente di nuovo sul fronte occidentale.



San Marino 23 aprile 2012/1712 d.F.R.

Nel romanzo di Erich Paul Remark, si narra delle vicende di un soldato tedesco, Paul  Bäumer, durante la prima guerra mondiale.
Questo si accorge con il passare del tempo di come la guerra sia inutile e di come si trasformi, giorno dopo giorno, in una tragedia.  
E’ un po’ quello che sta succedendo a San Marino, soprattutto nei confronti dell’Italia nei rapporti finanziari e fiscali.
Siamo già nel quarto anno di questa “guerra” fra l’elefante e la formica e nonostante il grande cambiamento attuato nel sistema, con l’eliminazione delle società anonime e del segreto bancario, nulla di nuovo sembra accadere.
Anzi l’Italia sembra non aver cambiato l’atteggiamento iniziale nei nostri confronti.
I vertici di Banca Centrale, del Tribunale, delle Forze di Polizia sono tutti Italiani da anni eppure, continuiamo a essere additati come il ricettacolo del peggio che ci possa essere anche a livello internazionale.
Evidentemente non se ne saranno accorti o stavano facendo dell’altro.
Eppure la volontà al cambiamento nel Paese è molto forte visto i passi fatti in avanti non solo in ambito normativo, ma anche e soprattutto a livello di presa di coscienza della collettività nel suo insieme.
Qualcosa però non sta funzionando se qualcuno propone, anche all’interno del nostro Paese, di mettere anacronistiche dogane e barriere fisiche in un mondo oramai completamente digitalizzato e andando contro una tradizione centenaria che ha visto i nostri confini sempre “aperti”.
Salvo che si voglia ghettizzare una piccola comunità, così da creare una Gaza d’Europa.
Sono anni questi, dove ci siamo piegati ma non spezzati alle volontà che provenivano dall’esterno, attuando una sorta di resistenza passiva di ghandiana memoria.
Ci stiamo logorando in attesa di un solo segnale di qualsiasi tipo dell’Italia, che testimoni l’antica amicizia che lega i due Paesi.
Ma non sembra accadere nulla, tutt’altro, niente di nuovo sul fronte occidentale.

Alberto Rino Chezzi


Nel riquadro: “CUORE INFRANTO” – 2003 – Ciaccaezetazetai – olio su denim – cm 100 x 100 – courtesy of Ec Foundation

lunedì 16 aprile 2012

Il cambiamento e la questione morale

Questa ritrosia alla trasparenza totale, all’interesse per il bene comune, al cambiamento anche nella leadership, pone una questione morale.








San Marino16 aprile 2012/1712 d.F.R.


La politica dorme comunque sonni tranquilli se, come sembra, è ancora alla ricerca di nuovi equilibri e formule forse possibili ma comunque vecchie ancore prima di nascere.

Non vuole riappropriarsi del ruolo guida dei destini di un Paese in questo momento allo sbando, confuso e con prospettive a dir poco per nulla rosee.

Non riesce a rinnovarsi nelle azioni, nei pensieri e nelle persone.

Non riesce soprattutto a prendere le distanze da un modo di intendere la politica intrecciato a personalismi, o meglio ancora a interessi personali.

A tutta una serie d’intrecci e relazioni pericolose con le lobby finanziarie e di potere.

Bloccando e fermando energie che andrebbero invece valorizzate nel rifondare il nostro sistema, oramai ridotto ai minimi termini da organismi internazionali e dalla vicina e Italia.

Forse gli unici questi che potevano indurre un cambiamento profondo in una Repubblica, quale la nostra, profondamente conservatrice.

Questa ritrosia alla trasparenza totale, all’interesse per il bene comune, al cambiamento anche nella leadership, pone una questione morale.

Questione morale soprattutto per chi ha gestito la “cosa pubblica” e che si trova in difficoltà a dover giustificare l’accumulo di ricchezze conseguite sfruttando appieno la propria capacità non solo imprenditoriale.

Questione morale per i forti legami tra politica e lobby economiche e di potere, con i relativi e inevitabili conflitti d’interessi.

Questione morale per non aver premiato il merito e le capacità nelle assunzioni nel pubblico impiego.

Questione morale che non tocca però solo la politica ma tutto il Paese nel suo insieme.

Il cambiamento del Paese non può prescindere dalla presa di coscienza che vi è una questione morale da risolvere e superare.

E’ profondamente ingiusto che i giovani, ma anche meno giovani, siano costretti a emigrare per trovare un lavoro, che sempre più famiglie chiedano di accedere a sostegni sociali.

Che non vi siano effettive pari opportunità nell’accesso al mondo del lavoro, soprattutto nel pubblico impiego.

Che siano defiscalizzati gli istituti bancari e che siano fiscalizzate tutte le altre categorie di reddito, soprattutto le imprese, quelle piccole, unica vera risorsa del Paese e strumento di democrazia economica.

Questo pone un’ulteriore questione morale.

No ai bacchettoni e giustizialisti compresi quelli dell’ultima ora, si a una presa di coscienza che prenda le distanze da un mondo vecchio e inadeguato, per dar modo al nuovo di emergere soprattutto nelle idee e nella gestione del bene comune.


Alberto Rino Chezzi


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Nel riquadro: “PARPAIA” – 2004 – Ciaccaezetazetai – olio su denim – cm 100 x 100 – courtesy of Ec Foundation

lunedì 2 aprile 2012

Non avere timore

La politica sembra non volere assolutamente riprendere il primato che le è sempre spettato, superando le logiche puramente economiche, finanziarie e soprattutto di potere.

Non vuole prendere le distanze da chi è stato artefice e protagonista di quanto, è sotto gli occhi di tutti.


San Marino 2 aprile 2012/1712 d.F.R.


Non aver timore del cambiamento.

La politica insieme all’espressione della sua classe dirigente è veramente in un mare di guai.

Non riesce a rinnovarsi e a esprimere le scelte necessarie per rifondare dal profondo le regole del convivere di questa piccola comunità.

Molto probabilmente non è più in grado di salvare neanche se stessa .

Appiattita esclusivamente su logiche di mantenimento, gestione e spartizione del potere.

Con il solito balletto pre elettorale d’incontri, alla ricerca di formule che interessano solo loro stessi.

Niente di nuovo sotto il sole.

La politica sembra non volere assolutamente riprendere il primato che le è sempre spettato, superando le logiche puramente economiche, finanziarie e soprattutto di potere.

Non vuole prendere le distanze da chi è stato artefice e protagonista di quanto, è sotto gli occhi di tutti.

Il problema vero è quello istituzionale.

E’ necessario riportare la vita politica all’interno del Consiglio Grande e Generale.

E’ questo il nostro Arengo.

Non ne servono di nuovi.

E’ sufficiente per garantirne il suo rinnovamento e il democratico funzionamento limitare temporalmente anche il Consiglierato.

Una pausa di una legislatura.

E’ incomprensibile il fatto che le decisioni vere siano prese in ambito extraparlamentare.

In barba ai programmi elettorali e privando il Consiglio Grande e Generale di una parte importante di quello che deve essere un confronto pubblico, non solo tra maggioranza e opposizione ma anche all’interno della stessa maggioranza.

Non può essere che, lo stesso istituto della Reggenza, che rappresenta tutti indistintamente, sia espressione della sola maggioranza.

Il Congresso di Stato manca di un coordinamento vero, ove ogni Segreteria sembra avere i propri autonomi obiettivi.

Il più delle volte con pesanti sovrapposizioni di competenze fra Segreteria e Segreteria

E a scendere ci ritroviamo pieni di sovrastrutture con una Pubblica Amministrazione che, è oramai evidente a tutti , deve essere perlomeno resa più efficiente e sicuramente snellita.

Problema anche questo istituzionale.

Chiaramente non è colpa dei pubblici dipendenti, che vivono questa fase critica del Paese con grande apprensione per il proprio futuro.

Tanti sono i fedeli servitori dello Stato che in silenzio non solo fanno il proprio dovere, ma si assumono carichi e responsabilità che non sono neanche i propri.

Dando al meglio il loro contributo

Si possono però individuare strumenti condivisi che vadano in questa direzione, senza smantellare lo Stato Sociale, vera e grande conquista del mondo civilizzato.

Per fa questo però la politica deve tornare a far politica e non altro.

Senza timore del cambiamento.


Alberto Rino Chezzi


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Nel riquadro: “THE SOLITUDE” – 1999 – Ciaccaezetazetai – olio su tela – cm 150 x 100 – courtesy EC Foundation

lunedì 26 marzo 2012

Buona notte

Purtroppo negli ultimi anni, pur essendo cambiato tutto, non sono assolutamente cambiate le facce di chi va a rilasciare interviste in Tv o sui giornali e di chi ha responsabilità istituzionali o di governo





San Marino 26 marzo 2012/1711 d.F.R.


Con l’inizio di questa legislatura, San Marino ha dovuto adottare un nuovo vocabolario: Moneyval, GAFI, FMI, GRECO, black list, scudo fiscale, antiricilaggio, AIF, Banca Centrale.

Un sistema bancario e finanziario in sostanza azzerato, con una perdita significativa di occupazione, emigrazione di aziende e capitali, malavita organizzata.

Abbiamo in pratica dormito per decenni e come la “Bella addormentata” a un certo momento ci siamo risvegliati.

E se mai il Paese si è risvegliato il risveglio, è stato comunque amaro, molto amaro.

Si è operato unicamente per tamponare le emergenze che quotidianamente emergevano.

Con una politica largamente e profondamente depressiva.

Addizionali, minimum tax, previdenza integrativa obbligatoria e patrimoniale ci hanno già fatto perdere quel poco di attrazione che potevamo avere nei confronti delle imprese.

Unica vera risorsa di un Paese.

In vista vi è la riforma fiscale.

Anche questa purtroppo intesa, non tanto a favorire investimenti e iniziative economiche che ridiano una boccata d’ossigeno all’economia nostrana o che valorizzino il lavoro e la funzione sociale delle aziende e dei propri lavoratori, ma quanto piuttosto a discriminare e colpevolizzare una categoria rispetto a un’altra.

Purtroppo quando arriva il conto, nessuno è disposto a pagarlo.

Tutti hanno capito che non siamo più in grado di sostenere uno Stato Sociale oramai elefantiaco se non rischiando la bancarotta o l’indebitamento delle future generazioni, così come purtroppo accaduto in Italia.

Eppure?

Eppure non ci preoccupiamo di fare veramente pulizia in casa nostra, dove quello cui abbiamo assistito negli ultimi tempi altro, non è la punta di un iceberg che tutti sotto speriamo non sia molto più grande.

Eppure la principale preoccupazione della politica, negli ultimi tempi, sembra essere quella di trovare la migliore formula politica per vincere le prossime elezioni.

Purtroppo negli ultimi anni, pur essendo cambiato tutto, non sono assolutamente cambiate le facce di chi va a rilasciare interviste in Tv o sui giornali e di chi ha responsabilità istituzionali o di governo.

Tutto questo nonostante sia dalla società civile sia dalla stessa politica s'incomincino a ravvisare notevoli sintomi d’insofferenza a logiche e meccanismi finalizzati al solo mantenimento del potere.

Ma è un’impresa veramente titanica cercare di cambiare qualche cosa, anche poco, soprattutto nei nostri cuori e nelle nostre menti.

Allora vale forse la pena riflettere brevemente sul fatto che continuando in questa direzione, senza un rinnovamento delle nostre leadership non solo economiche e politiche, ci si farà un gran male.

Più precisamente solo alcuni si faranno male, ossia quelli che vorranno occupare posizioni importanti, senza aver inteso e capito che è finita un’epoca, compresa la loro.

Se è cosi, forse è meglio tornare a dormire.

Buona Notte.


Alberto Rino Chezzi


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Nel riquadro: “L’IMPERATRICE” – 2006 – Ciaccaezetazetai – olio su tela– cm 100 x 150 – courtesy of Ec Foundation

domenica 18 marzo 2012

Riformare, riformare e riformare

La necessità di riformare a San Marino è oramai improrogabile.

Riformare le coscienze addormentate dei suoi cittadini, che rimangono in attesa di non si sa ben che cosa, come se le problematiche si risolvessero da sole.



San Marino 19 marzo 2012/1711 d.F.R.


Il Paese dei segreti inconfessabili.

Ecco come appare all’esterno e come incomincia ad apparire all’interno la nostra Repubblica.

Movimenti finanziari opachi, tangenti, malavita organizzata, cassette di sicurezza, intercettazioni e microspie il più delle volte illegali.

Chi più ne ha più ne metta.

Nella migliore tradizione di un thriller ad alta tensione.

Dove la realtà, molte volte, supera anche la più fervida fantasia.

Con il nostro vituperato sistema finanziario e bancario al centro.

E a ruota anche Banca Centrale che ne è la regolatrice istituzionale.

Un sistema il nostro che non ha saputo difendere quella che storicamente è sempre stata la nostra vera Banca per eccellenza: la Cassa di Risparmio.

E gli uomini che la rappresentavano: Presidente, Amministratore Delegato, Consiglio di Amministrazione e Direzione.

Tra i tanti misteri da svelare, l’affaire Cassa di Risparmio – Delta, espressione dell’unico vero piano industriale in ambito finanziario, che il nostro sistema abbia saputo esprimere al di fuori dei propri confini.

Misteri e segreti talvolta di pulcinella dove sì, la politica ha le sue responsabilità, compresa la mancanza di lungimiranza, ma che non possono essere addossate per intero alla stessa.

Molti nel Paese, non riescono più a capire come mai, nonostante i cambi al vertice di Banca centrale e della vigilanza, uomini questi, espressione anche delle volontà politiche della vicina Italia, nonostante l’opera di pesante “bonifica” tradottasi in una riduzione consistente del sistema finanziario e bancario sammarinese, purtroppo nei rapporti bilaterali ancora nulla funzioni.

Di fatto il nostro sistema è stato strumentalizzato per operazioni nelle quali il Paese tutto è rimasto coinvolto.

Anche la parte sana che ne è la stragrande maggioranza.

All’estero coloro che ricoprono incarichi istituzionali, e le persone a questi vicine, se non agiscono anche in conformità agli elementari obblighi morali, si dimettono.

Il presidente tedesco Christian Wulff, il ministro della Difesa tedesco, Karl Theodor cu Guttenberg e Philip Hildebrand il Presidente della Banca Nazionale svizzera ne sono le più recenti testimonianze.

Senza che fossero aggrediti i mezzi d’informazione né la Costituzione. Senza rivolgere accuse alla magistratura, alla presidenza della Repubblica o all'opposizione parlamentare.

La necessità di riformare a San Marino è oramai improrogabile.

Riformare le coscienze addormentate dei suoi cittadini, che rimangono in attesa di non si sa ben che cosa, come se le problematiche si risolvessero da sole.

Riformare la politica e i suoi meccanismi.

Riformare le strutture vitali delle regole di convivenza civile.

Riforme vere però, strutturali, che aprano al nuovo, a chi non ha mai avuto la possibilità di esprimere le proprie potenzialità al servizio del Paese.

Il passato purtroppo lo conosciamo già bene.


Alberto Rino Chezzi


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Nel riquadro: “TEOREMA SCP” – 1999 – Ciaccaezetazetai – olio su denim – cm 100 x 100 – courtesy of Ec Foundation

lunedì 5 marzo 2012

La differenza fa la differenza

Quello che sino a oggi abbiamo proposto sono le scorciatoie, per mantenere inalterato una qualità di vita che, di fatto, non possiamo più permetterci e che in molti casi, aveva tutte le caratteristiche fuorché quelle di qualità.


San Marino 5 marzo 2012/1711 d.F.R.


Il Fondo Monetario ha appena rilasciato il suo rapporto sul nostro stato di salute e su cosa dovremmo fare per rimetterci in sesto.

L’ennesima valutazione e l’ennesimo giudizio cui il Paese deve sottostare.

Autonomie sempre più ridotte e uno specchio, per la nostra classe dirigente e politica sempre più sconfortante.

Suggerimenti standardizzati, rilasciati senza tener conto della nostra piccola realtà, oramai in balia delle “regole” di un mondo globalizzato.

Non siamo più in grado di marcare, evidenziare e riaffermare le nostre differenze rispetto a quelle del mondo.

Differenze che a volte possono sembrare incongruenti ma che sono comunque quelle che hanno permesso sino a oggi la salvaguardia delle autonomie e della sovranità difesa nei secoli con determinazione, costanza e fermezza.

Siamo Repubblica, quindi entità profondamente laica ma affidata come “giurisdizione” a quella di un Santo.

Il Santo Marino.

Non abbiamo un Capo di Stato ma due Capitani Reggenti, con diritto di veto incrociato, che durano in carica sei mesi e per tre anni non sono rieleggibili. Durante il mandato questi Presiedono il Governo, il Parlamento, la Magistratura e le Milizie. Mirabile esempio di democrazia.

Il diritto comune e gli Statuti disciplinano ancora rispettivamente la nostra vita privata e quella pubblica. Mirabile sintesi del diritto codificato con quello comune, oggetto di studio con meraviglia in tutto il mondo.

Abbiamo dei confini, immutati nei secoli ma sempre e comunque aperti, in segno della grande ospitalità e accoglienza che ci ha contraddistinto in passato e che è profondamente radicata nel nostro animo.

Comunità con un senso profondo del lavoro e con un’importante tradizione di emigrazione in tutto il mondo.

Potremmo scrivere pagine intere sull’”unicum” che ci contraddistingue.

Non possiamo pretendere che dall’esterno conoscano le nostre “peculiarità” se non siamo noi a riaffermarle, soprattutto nei comportamenti e nell’approccio alla soluzione dei problemi.

I problemi sembra non vengano mai a caso. Molte volte sono un’opportunità, una benedizione. Ti permettono di crescere e di migliorare.

Eppure sembra che tutti noi abbiamo gli occhi ma non sappiamo vedere.

Abbiamo orecchie ma non sappiamo ascoltare.

Siamo inchiodati da tre anni sul nulla senza una visione chiara di quello che potrà essere il nostro futuro.

Sembra non vogliamo vedere un territorio devastato, eppure siamo pronti al nostro nuovo piano regolatore che più che regolatore sarà sicuramente “regalatore” a favore dei soliti amici degli amici noti e della speculazione.

Sembra non vogliamo vedere che il nostro sistema bancario e finanziario è cresciuto grazie a castelli di sabbia, relegato e regalato ai soliti amici degli amici noti.

Il Fondo Monetario chiede di aumentare le tasse ai cittadini evidenziando che paghiamo un terzo rispetto al resto dell’Europa, ma dimenticandosi delle agevolazioni concesse al sistema finanziario e bancario, oramai completamente “sammarinesizzato”.

Ci ha chiesto inoltre di ridurre drasticamente quel mostro creato dalla politica che si chiama Pubblica Amministrazione.

In questi tre anni non siamo riusciti a pensare a un Paese diverso e a una vita diversa, avvitandoci in sterili polemiche volte solo ad addormentare e tranquillizzare le nostre coscienze.

Eppure sembra che tutti noi abbiamo gli occhi ma non sappiamo vedere.

Abbiamo orecchie ma non sappiamo ascoltare.

Quello che sino a oggi abbiamo proposto sono le scorciatoie, per mantenere inalterato una qualità di vita che, di fatto, non possiamo più permetterci e che in molti casi, aveva tutte le caratteristiche fuorché quelle di qualità.

Una rapida carrellata di queste. Il Casinò - con le logiche e inevitabili appendici legate alla malavita organizzata. Nuove costruzioni destinate a un mercato e a una speculazione che non ha più ragione di essere. Privatizzazioni che impoveriranno, se fatte male, la struttura del welfare nel Paese senza dare nulla di nuovo e importante allo stesso.

Non abbiamo avuto la capacità sino ad ora di capire per primi che la differenza fa la differenza. Non solo nel modo di pensare ma anche quello di agire.

Le agevolazioni fiscali nel settore finanziario e bancario sarebbe stato meglio darle a gruppi bancari esteri, a fronte d’investimenti rivolti all’interno del Paese, al deposito importante in un Fondo di Riserva e a garanzia d’investimenti in occupazione.

Nel settore immobiliare sarebbe stato meglio prevedere una normativa volta a facilitare il rifinanziamento dei tanti piccoli operatori finanziari che non hanno più una forza in tal senso. Promuovere una politica forte di ristrutturazione dell’esistente e di grande incentivazione e tutela del verde.

Nella PA allargata sarebbe stato meglio promuovere un’esternalizzazione veloce, dei servizi non essenziali, agli stessi lavoratori coinvolgendo gli stessi Promuovendo una forte cooperazione con il lavoro autonomo e la piccola imprenditoria. Rendendo interamente i benefici, dovuti a una fuoriuscita dalla PA agli stessi lavoratori. E non ai soliti amici degli amici noti.

Sull’imposizione fiscale sarà indispensabile istituire un meccanismo di esenzioni importanti agli imprenditori, di qualunque razza colore e cittadinanza, con un meccanismo legato agli investimenti fatti nel territorio, sia in termini d’immobili, sia di macchinari, sia di rispetto dell’ambiente, sia del rispetto dei lavoratori e soprattutto nel rispetto delle leggi dello Stato che li ospita. Dovrebbe essere quasi un obbligo morale per i nostri imprenditori e quelli che utilizzano il sistema, la promozione di un’economia a favore del tessuto sociale locale e la promozione di un’attività imprenditoriale che non leda la dignità e l’onorabilità di uno Stato.

Purtroppo non abbiamo ancora la consapevolezza che è la differenza che fa la differenza.

E questo ha fatto comodo, almeno durante il “ventennio” a parecchi.


Alberto Rino Chezzi


www.smdazibao.blogspot.com


Nel riquadro: “TU-TUM” – 2002 – Ciaccaezetazetai – olio su tela – cm 100 x 150 – courtesy of Ec Foundation